A Sargiacomo l’Award in Accounting

PESCARA. Massimo Sargiacomo, professore ordinario di Economia Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara ha ricevuto a New York l'Hourglass Award in Accounting History, il massimo...
PESCARA. Massimo Sargiacomo, professore ordinario di Economia Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara ha ricevuto a New York l'Hourglass Award in Accounting History, il massimo riconoscimento mondiale tributato agli studiosi di Accounting in prospettiva storica, assegnato annualmente nell'ambito del convegno dell'American Accounting Association, dalla World Academy of Accounting Historians. Dal 1973 in poi si sono aggiudicati il premio scienziati dall'America all'Australia del calibro di Stephen Zeff, Gary Previts, Basil Yamey, Stephen Walker, Lee Parker o Mahmoud Ezzamel e mai nessun docente italiano era riuscito ad imporsi in una competizione mondiale che dura da oltre 40anni. Nel ristretto Pantheon di tali studiosi di chiara fama è entrato dalla porta principale un italiano, o meglio un abruzzese/pescarese 50enne, in passato Pro-Rettore dell'Università d'Annunzio ed unico abruzzese nominato dall’allora premier Enrico Letta nel Comitato Nazionale di Bioetica al servizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo abbiamo raggiunto al telefono.
Professor Sargiacomo, come si sente dopo questo riconoscimento?
«Sarà l'effetto dei grattacieli di New York, ma sto camminando proprio sopra le nuvole».
Se l'aspettava di vincere?
«Un po’ sì, e un po’ no. C'è una pubblicazione internazionale che mostra che nel decennio 2006-2015 risulto il settimo docente al mondo per numero di pubblicazioni in quest'area di studio, e il primo europeo non anglofono. Poi il 2015 è stato l'anno in cui, per una serie di circostanze, ho incastonato una serie di pubblicazioni, l'una dietro l'altra, che venivano però da diversi anni di lavoro. Ero certo di essere fra i candidabili per il 2016, ma da qui a sperare di vincere ce ne passa veramente tanto. Nel nostro mondo scientifico è tutto oramai dominato da professori di provenienza geografica anglofona, ed il non esserlo di per sé già costituisce un chiaro handicap, che pregiudica inevitabilmente anche l'assegnazione dei premi internazionali, soprattutto di quello più prestigioso».
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