Abbattuti 300 cinghiali in tre mesi

28 Agosto 2015

Primo bilancio della polizia provinciale. Gli animali morti regalati ai contadini

SAN VITO. Oltre 300 cinghiali abbattuti in tutta la provincia di Chieti, di cui 200 solo nel territorio chietino-lancianese, 150 selecontrollori e un pool di agenti della polizia provinciale, impegnato cinque sere a settimana da metà giugno fino alla fine di agosto. Sono i primi numeri del piano di selecontrollo che prevede l'abbattimento di cinghiali selvatici, vera e propria piaga del territorio.

Solo sulla costa tra San Vito, Rocca San Giovanni e Fossacesia, ne sono stati abbattuti in questo periodo una cinquantina. Ma i cinghiali sono migliaia. Il selecontrollo, avviato con determina dirigenziale della Provincia, può intervenire solo per la protezione delle colture e a seguito di richieste di risarcimento danni da parte di contadini e proprietari terrieri. Il Prefetto non ha dato autorizzazione per l'abbattimento degli animali nei centri abitati e il problema dei cinghiali, che arrivano fino a pochissimi metri dalle case, sussiste.

I residenti di centri costieri come San Vito sono molto spaventati. Ci sono casi in cui gli ungulati sono arrivati vicinissimo anche a giardini dove giocavano dei bambini, in pieno giorno. Ma gli abbattimenti proseguono. Secondo il piano triennale di gestione del selecontrollo, solo nell'ambito territoriale di caccia chietino-lancianese sono previsti 1.200 abbattimenti. Un numero che dà un'idea della portata del problema, ma che è comunque esiguo rispetto alla presenza dei cinghiali sul territorio.

La polizia provinciale coordina, tramite il comandante Armando Ferrante, tutte le operazioni di selecontrollo e l'aiuto dei cacciatori che hanno avuto autorizzazione ad abbattere i cinghiali per la protezione delle colture. Non si tratta di una mattanza. Chi imbraccia il fucile deve distinguere gli esemplari che si possono abbattere, in questo caso la cosiddetta "classe media", ovvero esemplari non cuccioli, ma nemmeno adulti, considerati responsabili dei saccheggi più dannosi alle colture. I più voraci superano anche i 200 chili di peso. Una volta abbattuti vengono assegnati ai selecontrollori che, per legge, devono effettuare specifiche analisi al diaframma dell'animale per individuare una malattia conosciuta come trichinellosi. Una volta considerati sani gli animali possono essere usati per consumo umano e vengono regalati, in alcuni casi anche agli stessi contadini vittime di danni alle colture che ne hanno fatto specifica richiesta. Finora nessun animale è stato trovato malato. (d.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA