«Abbiamo vissuto un incubo»

Il racconto dell’imprenditore Iubatti e della moglie: i banditi ci hanno terrorizzato
GUARDIAGRELE. «Abbiamo vissuto un vero e proprio incubo: la banda di malviventi ci ha terrorizzato psicologicamente, causandoci anche traumi fisici. Fortunatamente il peggio è passato e siamo al sicuro, ma entrambi siamo ovviamente sotto shock». La famiglia Iubatti racconta così quell’ora di autentica paura vissuta nella propria casa di Guardiagrele. Picchiati, rapinati e tenuti in ostaggio da tre banditi in cerca di soldi e oro. Poi, i malviventi sono scappati su un’auto rubata a un vicino di casa dell’imprenditore della carne, una Ford Kuga bianca, secondo un itinerario che potrebbe portare fuori dall’Abruzzo. Con tappe a Bomba e a Villa Santa Maria per cambiare macchine e proseguire la fuga.
Le testimonianze. Le indagini, dirette dalla pm Lucia Campo e affidate ai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Chieti guidati dalla tenente Maria Di Lena, partono dal racconto dei rapinati, l’imprenditore Carlo e la moglie Annamaria: «Sulla ricostruzione di quanto avvenuto», dice la famiglia, «stanno indagando le autorità competenti, a cui rimettiamo tutta la nostra fiducia affinché i malviventi vengano assicurati alla giustizia e in modo che non possano compiere altri crimini nella nostra zona, che, fino a qualche giorno fa, era ritenuta tranquilla dall’opinione comune».
La ricostruzione. La rapina è stata messa a segno intorno alle 3,30 della notte tra martedì e mercoledì mentre Iubatti e la moglie stavano dormendo nella loro villetta di via Vallo, una strada senza uscita alle porte del centro abitato di Guardiagrele. I rapinatori sono riusciti a entrare scalando la grondaia fino al balcone: da qui, forzando una porta finestra sono arrivati alla camera da letto: la donna è stata immobilizzata nel letto; l’uomo è stato strattonato fuori e colpito al volto e al corpo. Fino a quando la moglie non ha consegnato ai banditi quello che volevano: le chiavi della cassaforte. Dopo aver afferrato soldi e gioielli, i tre sono scappati sulla Kuga parcheggiata in strada.
Fuga con due soste. Una fuga che, finora, ha due punti fermi sulla mappa dei paesi della provincia di Chieti: con la Kuga, i malviventi sono arrivati a Bomba percorrendo intorno alle 4,30 circa una trentina di chilometri passando sotto Casoli e imboccando, a Piane d’Archi, la fondovalle Sangro. Una volta giunti a Bomba, i banditi hanno abbandonato il suv sulla strada che porta dal santuario di San Mauro al centro del paese. A trovare la macchina sono stati, poi, i carabinieri: all’interno del mezzo sono stati scoperti due anelli d’oro appartenenti alla moglie di Iubatti.
Tre auto rubate. La fuga dei banditi è proseguita verso l’entroterra chietino: a Bomba hanno rubato una Fiat Uno e hanno continuato a scappare. Ma non sono andati troppo lontano: hanno percorso circa 15 chilometri perché nella Uno c’era poca benzina e, a Villa Santa Maria, la banda è stata obbligata a rubare un altro mezzo per andare avanti. Sono saliti su un’altra Fiat Uno e da Villa Santa Maria si sono perse le loro tracce. Da Villa Santa Maria, i banditi potrebbero aver lasciato facilmente l’Abruzzo passando per il Molise per poi ritrovarsi in Campania. Trovarli è come cercare un ago in un pagliaio: i carabinieri vanno alla ricerca di qualche immagine ripresa dalle telecamere di sorveglianza lungo le strade provinciali.
Tre stranieri. Il punto di partenza dell’indagine restano le testimonianze dell’imprenditore e della moglie: in base alla prima versione affidata dagli Iubatti ai carabinieri, i banditi sarebbero stati tre stranieri e avrebbero messo a segno il colpo a volto scoperto nella certezza di restare impuniti. Faccia scoperta ma con i guanti per evitare di lasciare in giro impronte. La famiglia ha raccontato agli investigatori che i banditi sarebbero stati fisicamente imponenti e corpulenti e che uno di loro parlava italiano ma molto male tanto da essere quasi incomprensibile.
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