«Abruzzo ancora debole, campanilismi eccessivi»

20 Luglio 2018

Chieti. Convegno di Ubi Banca sulla finanza straordinaria con esperti e imprenditori Tartaglia: imprese troppo piccole per competere sui mercati internazionali 

CHIETI. L’economia regionale cresce meno di quella nazionale e l’Abruzzo rischia di perdere il treno della ripresa, sempre più lontani dalla locomotiva d’Italia rappresentata dalle regioni del Nord e sempre più vicini a quel sud che rimane il fanalino di coda del Paese. È stato lapidario Nunzio Tartaglia, responsabile della macro area Marche e Abruzzo di Ubi Banca, nel suo intervento al convegno sulla finanza straordinaria delle piccole e medie imprese organizzato a Chieti da Ubi Banca in collaborazione con Confindustria Chieti Pescara.
«Le ragioni principali di questa situazione sono tre», ha sostenuto Targalia, «la debolezza del sistema bancario regionale, passato attraverso le crisi di Tercas e CariChieti, che ha prodotto una minore capacità di spesa; l’eccessiva frammentarietà istituzionale che impedisce all’Abruzzo di avere una massa critica sufficiente per essere ascoltata nei tavoli che contano e, non ultima, la piccola dimensione delle imprese che non permette loro di essere competitive sui mercati internazionali. La crisi del sistema bancario locale», continua Tartaglia, «è stata superata anche con l’ingresso di Ubi che, con l’incorporazione di CariChieti, rappresenta adesso una dei principali datori di lavoro regionale, con circa 800 dipendenti in Abruzzo. Gli eccessivi campanilismi non solo impediscono di creare sinergia fra le istituzioni, ma non permettono di avere la forza politica per superare le carenze infrastrutturali, con l’alta velocità assente nel tratto del Medio e basso Adriatico e con i tre aeroporti regionali, Pescara, Ancona e Perugia, che avrebbero tutto da guadagnare se riuscissero a unire le loro forze. L’ultima debolezza di questa regione sta nella piccola dimensione media delle imprese», sottolinea Tartaglia, «spesso non in grado di essere competitive sui mercati internazionali, perché la dimensione è un elemento fondamentale nell’economia globale».
Per superare questa criticità, le aziende più piccole dovrebbero cercare di crescere senza appoggiarsi esclusivamente al credito bancario, ma cercare di mitigare il rischio utilizzando canali alternativi, come i Confidi, o entrando nei processi di filiera produttiva. Le imprese più grandi, invece, dovrebbero utilizzare il canale della finanza straordinaria, facendo entrare nel capitale, per esempio, fondi d’investimento che «ti condannano a crescere», come ha testimoniato Maurizio Vecchiola, amministratore delegato di Finproject, azienda fermana del settore calzaturiero che, negli ultimi otto anni, ha quadruplicato il fatturato grazie all’ingresso nel capitale di due fondi d’investimento. Per il presidente di Confindustria Chieti-Pescara, Gennaro Zecca, il rapporto fra banche e imprese è ancora problematico «per le aziende più piccole, poco attente ai parametri economico finanziari verso le quali c’è ancora un approccio tradizionale, un po’ miope, del sistema bancario. Anche una piccola macchia nel passato aziendale rappresenta agli occhi di un istituto di credito una colpa grave che offusca tutte le cose belle che sono state fatte. Per le aziende grandi, invece, il rapporto con il mondo del credito è più facile, spesso grazie all’aiuto dei consulenti. Non c’è dubbio», ha concluso Zecca, che i mercati preferiscano le imprese grandi».