Abusi sessuali in hotel, cliente condannato
Vittima l’addetta alla reception: inflitti tre anni di reclusione, l’imputato dovrà risarcire la donna
CHIETI. Ha aspettato che restasse sola, si è avvicinato con la scusa di prendere qualcosa al bar e ha abusato dell’addetta alla reception di un albergo. Antonio Angelo Capodieci, 45 anni, originario di Torino e residente a Mesagne (Brindisi), cliente di un hotel di Francavilla, è stato condannato a tre anni di reclusione per violenza sessuale dal tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (giudici a latere Enrico Colagreco e Giulia Colangeli). L’imputato dovrà risarcire (in separata sede) la vittima, una teatina di 48 anni, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo. I giudici hanno disposto anche una provvisionale di 5mila euro.
Le indagini dei carabinieri della stazione di Francavilla, coordinate dal sostituto procuratore Lucia Anna Campo, sono scattate dopo la denuncia presentata dalla donna.
«Da circa tre anni», ha raccontato all’epoca dei fatti, che risalgono all’ottobre del 2019, «svolgo soltanto il turno di notte. Intorno alle 23.50 sono entrati in hotel tre uomini. Uno di loro, Capodieci, al momento della registrazione, mi ha fatto un apprezzamento, dicendomi: “Hai un bel sorriso”. Io ho ringraziato e ho continuato a fare il mio lavoro. Dopo all’incirca dieci minuti, quell’uomo è tornato alla reception da solo e mi ha chiesto di poter avere un amaro».
La dipendente dell’albergo si è spostata dalla sua postazione fino al bar e lì ha chiesto al cliente quale bevanda gradisse. «Mi ha ordinato un drink che non conoscevo a base di vodka e acqua tonica. Poi ha iniziato a fare domande sulla mia persona. A un certo punto mi ha chiesto se fossi sposata e se avessi figli. Io gli ho posto la stessa domanda, con l’obiettivo di farlo parlare di lui e non di me. Pur ripetendogli più volte che non potevo allontanarmi dalla reception, quell’uomo insisteva, quindi ho deciso di uscire nel giardinetto mentre lui fumava e beveva. Capodieci ha cominciato a raccontarmi della sua vita privata, ma di colpo ha iniziato a parlare di sesso. “Noi veniamo dall’era della clava”, mi ha detto, “lo sai perché le donne si fanno crescere i capelli? Perché così noi uomini possiamo tirarle e trascinarle a terra”. Io ho cominciato ad avere timore: cercavo di riportare la conversazione su argomenti normali, ma lui insisteva nel suo discorso. Quando ho detto che dovevo rientrare, mi ha afferrata da un braccio». È lì è iniziato l’incubo, perché la 48enne è stata costretta a subire atti sessuali. «Non ho chiamato le forze dell’ordine», ha aggiunto, «perché avevo paura della sua reazione». All’indomani la donna si è confidata con una collega e ha deciso di denunciare tutto. Due pomeriggi fa, la sentenza. (g.let.)
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