Abusi sui piccoli atleti, allenatore a giudizio

21 Marzo 2018

Furgiuele rinviato a processo: in aula tra 6 mesi. Il giudice si riserva di decidere sulla scarcerazione

CHIETI. L’allenatore di baseball Riccardo Furgiuele sarà processato a settembre per violenza sessuale aggravata in danno di minori. Lo ha deciso ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis che ha rigettato tutte le richieste della difesa e ha rinviato a giudizio il 52enne di San Giovanni Teatino.
Il difensore Luigi Antonangeli ha iniziato presentando un’eccezione sulla nullità dell’incidente probatorio, vale a dire di quella fase in cui sono stati sentiti i nove ragazzini che accusano l’allenatore di abusi e violenza sessuale. I ragazzini sono stati giudicati credibili, ma per Antonangeli non è così. Il giudice, però, ha rigettato l’eccezione. Antonangeli ha anche chiesto maggiori indagini (le aveva già chieste al pm Giuseppe Falasca) sentendo anche altri ragazzini. Quelli, ad esempio, che andavano nelle trasferte in cui sarebbero stati commessi abusi e violenze. «Visto che il 4 aprile è già fissato un nuovo incidente probatorio per acquisire le testimonianze di altri due ex atleti che non sono stati sentiti nel primo incidente probatorio», ha detto Antonangeli, «si poteva cogliere l’occasione per sentire anche gli altri». Antonangeli ha inoltre chiesto una perizia medica, psicologica e psichiatrica che coinvolga sia uno dei ragazzini che accusano l’allenatore che lo stesso allenatore. La perizia sarebbe dovuta servire a riscontrare la compatibilità delle accuse fatte da quel ragazzino al suo ex allenatore.
Il giudice, però, ha deciso di tagliare dritto e ha ordinato il processo. Si è solo riservato di decidere sulla scarcerazione di Furgiuele, richiesta dal suo avvocato. Antonangeli ha chiesto infatti la libertà per il suo cliente, oppure, in subordine, una misura che gli permetta di andare al lavoro. Furgiuele si è presentato ieri mattina in aula insieme al suo difensore. Non ha atteso, però, che il giudice si pronunciasse, visto che De Ninis si era preso del tempo per decidere in camera di consiglio.
Sin dal primo momento il 52enne ha sempre respinto ogni addebito e la scelta difensiva di andare a processo, senza riti abbreviati con sconti di pena, fa capire che l’imputato non intende spostarsi minimamente dalla sua tesi. Nonostante il fatto che i ragazzini che lo accusano siano cresciuti di numero nel corso del tempo. (a.i.)
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