Abusi sulle figlie: confermati i sette anni

24 Maggio 2020

Vasto. I giudici aquilani applicano al padre la stessa pena del primo grado: c’è anche l’interdizione dai pubblici uffici

VASTO. Abusi sulle figlie: la Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la condanna a sette anni e mezzo di reclusione, l’interdizione dai pubblici uffici, e il risarcimento a ciascuna delle parti lese per G.S., uomo di origine campana con un lungo e turbolento passato giudiziario. La Corte ha sostanzialmente confermato la condanna di primo grado emessa sul caso un anno fa dal tribunale di Vasto. L’imputato è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia con l’aggravante della continuazione dei reati.
Soddisfatto l’avvocato Arnaldo Tascione che ha rappresentato le parti civili e l’avvocato Nicolino Zaccaria che rappresentava il Comune, tutore della figlia minorenne. L’imputato, con un passato movimentato, la latitanza all’estero, il carcere e l’inserimento nel percorso di protezione dello Stato, ha sempre negato con forza ogni accusa.
L’uomo fu arrestato nel 2016, a Vasto con l’accusa di avere abusato delle figlie. Ad accusarlo furono le stesse ragazze. «Sono un uomo di vecchio stampo», ha scritto qualche tempo fa al Centro, G.S., «ho commesso tanti errori ma non avrei mai fatto male alle mie figlie». L’uomo ha ribadito la sua innocenza ai giudici attraverso il suo legale, ma la sentenza parla di oggettiva esistenza dei reati.
La storia è delicatissima. Secondo l’accusa, dal 2013, l’uomo avrebbe cominciato ad avere un atteggiamento strano nei confronti delle figlie, una ancora minorenne. La polizia che lo ha ammanettato dopo un mese di intercettazioni, ha parlato di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. Una storia terribile. G.S. ha sempre smentito sostenendo fossero calunnie. La polizia, però, prima di arrestarlo, indagò per un mese ricorrendo alle intercettazioni. Da quelle indagini scattarono le manette e pesanti contestazioni per il collaboratore giustizia. I giudici, della Corte aquilana, hanno valutato attentamente le testimonianze e le dichiarazioni della moglie del collaboratore e delle figlie. Un pool di periti, psicologi e terapeuti ha lavorato con gli investigatori per stabilire l’attendibilità degli accusatori. Le donne, che si sono costituite parte civile rappresentate dall’avvocato Arnaldo Tascione, hanno ribadito le accuse e risposto alle domande senza esitazione, raccontando la loro verità.
In separata sede sarà deciso il risarcimento alle parti lese. Da due anni il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha affidato la figlioletta minore, che ora ha 10 anni, a una Casa famiglia per meglio tutelarla. È probabile che G.S. non si arrenda e nonostante la conferma della condanna in appello decida di ricorrere questa volta in Cassazione . (p.c.)
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