Abuso edilizio del confinante: da 13 anni attende giustizia

8 Luglio 2017

CHIETI. Ha dovuto attendere dieci anni per vedere riconosciuto il proprio diritto da una sentenza di tribunale e due anni dopo il pronunciamento del giudice sta ancora aspettando che la sentenza...

CHIETI. Ha dovuto attendere dieci anni per vedere riconosciuto il proprio diritto da una sentenza di tribunale e due anni dopo il pronunciamento del giudice sta ancora aspettando che la sentenza venga applicata. Nel 1994 il signor Giuseppe Nicolini, residente in via Pescara, si è rivolto in tribunale per denunciare quello che riteneva un abuso edilizio. Si trattava della realizzazione del terzo piano dell’edificio confinante che gli era improvvisamente sbucato a circa 2 metri dalle sue finestre. Nel 2003 il tribunale di Chieti gli aveva dato ragione, ma le proprietarie dell’immobile avevano fatto ricorso alla Corte d’appello dell’Aquila. La Corte, nel 2005, non aveva accolto il ricorso delle proprietarie che si erano quindi appellate in Cassazione. Nel 2010 la Cassazione rinviava tutto alla Corte di appello di Campobasso che, nel 2012, condannava le proprietarie ad arretrare di dieci metri dalla casa di Nicolini il piano costruito. Contro questa sentenza è stato proposto un nuovo ricorso in Cassazione che, nel 2014, lo ha rigettato. E da allora è tutto fermo. Nonostante si siano conclusi tutti i gradi di giudizio in suo favore, dopo 13 anni Nicolini non può ancora vedere soddisfatto il suo diritto. «Voglio solo giustizia», dice l’anziano padrone di casa, mostrando la sentenza del 2014 nel passo in cui c’è scritto che «in nome della legge comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che siano richiesti e a chiunque spetti di mettere in esecuzione in presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi». (a.i.)