Accoglienza profughi, tante le adesioni

19 Settembre 2015

In prima linea parrocchia di San Pietro e frati del Miracolo. La Caritas: «Ma servono molti permessi»

LANCIANO. «Sono molti i parroci della diocesi che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere una famiglia di profughi. Ci sono anche dei laici pronti a farlo. Il problema ora è organizzare tutto nel rispetto delle regole». È’ l’arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone, a spiegare che nella diocesi in molti hanno raccolto l’appello di papa Francesco ad accogliere in ogni parrocchia, santuario o monastero, una famiglia di profughi. La propria disponibilità è stata comunicata al vescovo nel consiglio presbiteriale di due giorni fa.

«C’è grande adesione al progetto di accoglienza su cui la Curia sta da tempo lavorando assieme alla Caritas», aggiunge Cipollone, «ma questo “entusiasmo” deve andare di pari passo con il rispetto delle regole, che sono stringenti. Ci sono accordi da rispettare, si deve interpellare il prefetto, i vigili del fuoco devono constatare l’adeguatezza dell’abitazione che accoglierà la famiglia, ci devono essere il mediatore culturale e linguistico. Non basta, purtroppo, dare la propria disponibilità». Che in città è arrivata anche da due grandi realtà: la parrocchia di San Pietro e i frati del Miracolo Eucaristico.

A San Pietro è il parroco, don Valerio, a dirsi pronto ad aprire le porte della canonica alle famiglie. Da congolese, ha vissuto sulla propria pelle cosa significa dover lasciare la terra natia, ha fatto i conti con la burocrazia per i permessi di soggiorno e per questo è stato tra i primi a dare la propria disponibilità al vescovo e alla Caritas. Anche i frati di San Francesco sono pronti ad accogliere anche due famiglie nell’ostello del santuario. Certo, sempre previo via libera del prefetto e con le autorizzazioni in mano. «Che non sono semplici da avere», spiega Luigi Cuonzo, direttore della Caritas diocesana, «perché coinvolgono molte figure a partire dal prefetto, passando per i mediatori culturali e linguistici, per leggi fiscali sugli spazi che queste famiglie devono avere.

Si equiparano case e canoniche a strutture adibite all’accoglienza come hotel e dormitori, che è una follia. Le case non hanno requisiti del genere. Caritas italiana sta lavorando col Ministero per ridurre questi vincoli e poter aprire canoniche e conventi in disuso. Ma non sarà un lavoro facile e breve. Bene, quindi, avere la disponibilità dei sacerdoti ma anche dei laici, ma prepariamoci a un percorso lungo». (t.d.r.)

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