Accusa maestra in chat, mamma indagata

«Mio figlio viene picchiato», scrive sul gruppo di classe. Ma è tutto falso: donna a processo per diffamazione e minaccia
CHIETI. «La maestra che maltrattava mio figlio l’ha preso e me l’ha sbattuto per terra come un animale». Quelle accuse, inviate via Whatsapp sul gruppo delle mamme di una scuola elementare di Chieti, le sono costate caro. Adesso una donna di 26 anni si ritrova sotto processo per i reati di diffamazione e minaccia: il sostituto procuratore Lucia Anna Campo l’ha citata a giudizio dopo le indagini condotte dai carabinieri. L’insegnante finita nel mirino della giovane madre avrebbe ricevuto anche minacce di morte.
La vicenda risale a un anno fa. La 26enne decide di presentare una denuncia contro l’assistente educativa scolastica» del figlio. La accusa di maltrattamenti e percosse nei confronti del bimbo. A quel punto scattano gli accertamenti dei militari dell’Arma, che escludono però qualunque episodio violento avvenuto in classe. L’inchiesta nei confronti dell’insegnante viene dunque archiviata perché non emerge alcun tipo di indizio che possa sostenere il contenuto della querela.
Nel frattempo, però, la giovane madre si sfoga in chat e getta fango sull’insegnante, «offendendone la reputazione», ricostruisce la procura sul capo d’imputazione. I due messaggi finiti sotto accusa, inviati «al gruppo delle mamme dei compagni di classe del proprio figlio», riferivano di «percosse ed aggressioni» che avevano visto come vittima il minore. La donna scriveva testualmente: «La maestra che maltrattava mio figlio l’ha preso, l’ha urlato e me l’ha sbattuto per terra». E ancora: «Mio figlio che viene strattonato e buttato a terra come un animale». Ma non è finita qui, perché l’indagata ha persino «invitato le altre mamme a stare attente». Come facilmente prevedibile, nel giro di qualche ora la notizia si è diffusa praticamente in tutta la scuola. E, una volta venuta a conoscenza di quei messaggi, la maestra ha deciso di presentare una denuncia, considerando le gravi accuse – peraltro risultate infondate – mosse nei suoi confronti.
L’insegnante ha segnalato anche un altro episodio che l’ha vista come vittima: sarebbe stata aggredita verbalmente dalla 26enne che le avrebbe gridato più volte contro: «Ij t’accid». Il fatto, al quale hanno assistito anche altre persone, sarebbe avvenuto all’esterno della scuola il 12 aprile del 2018.
La prima udienza del processo è stata fissata al prossimo 21 ottobre. L’imputata, codice penale alla mano, rischia una condanna fino a un anno di reclusione o una multa fino a 1.032 euro.
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