«Accuse di Cozzolino da rivedere»
La Cassazione rinvia al Riesame le dichiarazioni del pentito
VASTO. Dal giorno dell'arresto sono passati otto mesi, ma molti degli indagati della maxi operazione "Adriatico" a distanza di mesi continuano a negano le accuse e a definire fantasiose le rivelazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino. Fra loro anche Carlo e Lino Croce. Il loro avvocato, Fiorenzo Cieri è riuscito convincere i giudici della Cassazione che la posizione dei suoi assistiti va rivista. I giudici hanno accolto il ricorso di Cieri e rinviato gli atti degli indagati al Riesame affinché siano individuate in modo più preciso le singole responsabilità. I dati e gli elementi emersi dalle indagini hanno tratteggiato uno scenario inquietante gestito da alcuni personaggi ritenuti dal capo della Procura nazionale antidroga, Franco Roberti, pericolosissimi. Non è così per gli avvocati. Cieri non si è arreso ed ha ottenuto la rivisitazione della posizione dei suoi assistiti. Croce sarebbe stato accusato di essere l'armiere del gruppo che gestiva lo spaccio di droga nel Vastese. « Insisto sul fatto che le accuse risalgono a molti anni fa e soprattutto non sono state individuate le singole responsabilità», afferma Cieri, soddisfatto del risultato ottenuto. Croce, dallo scorso mese di giugno è stato trasferito per motivi di salute in una comunità. Secondo le accuse sarebbe una delle figure di spicco dell'operazione Adriatico. Nel 2004 avrebbe accompagnato Cozzolino ad un agguato armato e a novembre 2005 danneggiato l'abitazione di una donna esplodendo colpi di pistola. Le persone coinvolte nell'operazione "Adriatico" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila furono 31. (p.c.)
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