«Accuse di Cozzolino da rivedere»

19 Ottobre 2014

La Cassazione rinvia al Riesame le dichiarazioni del pentito

VASTO. Dal giorno dell'arresto sono passati otto mesi, ma molti degli indagati della maxi operazione "Adriatico" a distanza di mesi continuano a negano le accuse e a definire fantasiose le rivelazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino. Fra loro anche Carlo e Lino Croce. Il loro avvocato, Fiorenzo Cieri è riuscito convincere i giudici della Cassazione che la posizione dei suoi assistiti va rivista. I giudici hanno accolto il ricorso di Cieri e rinviato gli atti degli indagati al Riesame affinché siano individuate in modo più preciso le singole responsabilità. I dati e gli elementi emersi dalle indagini hanno tratteggiato uno scenario inquietante gestito da alcuni personaggi ritenuti dal capo della Procura nazionale antidroga, Franco Roberti, pericolosissimi. Non è così per gli avvocati. Cieri non si è arreso ed ha ottenuto la rivisitazione della posizione dei suoi assistiti. Croce sarebbe stato accusato di essere l'armiere del gruppo che gestiva lo spaccio di droga nel Vastese. « Insisto sul fatto che le accuse risalgono a molti anni fa e soprattutto non sono state individuate le singole responsabilità», afferma Cieri, soddisfatto del risultato ottenuto. Croce, dallo scorso mese di giugno è stato trasferito per motivi di salute in una comunità. Secondo le accuse sarebbe una delle figure di spicco dell'operazione Adriatico. Nel 2004 avrebbe accompagnato Cozzolino ad un agguato armato e a novembre 2005 danneggiato l'abitazione di una donna esplodendo colpi di pistola. Le persone coinvolte nell'operazione "Adriatico" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila furono 31. (p.c.)

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