Acqua, reti alla Regione ora l’Isi può sciogliersi

11 Dicembre 2019

Lanciano. L’ente in liquidazione dà il via libera alla riconsegna delle condutture L’operazione è a costo zero per i 76 Comuni che fanno parte della società

LANCIANO. Altro passo avanti verso lo scioglimento della Isi, società patrimonio reti idriche, in liquidazione dal 2014. Un addio senza costi per i Comuni e quindi per i cittadini, che tirano un sospiro di sollievo visto che stanno facendo già i conti con gli aumenti del costo delle bollette dell’acqua con le nuove tariffe. È stata approvata all’unanimità dai sindaci presenti nell’assemblea Isi (57 sui 76 sindaci soci) di lunedì sera la delibera che riconosce che le reti, acquedotti, fognatura, impianti di depurazione e altre infrastrutture idriche, terreni e beni immobili Isi sono demaniali, quindi della Regione, e che vanno riconsegnati alla Regione attraverso l’Ersi. Un punto focale, quello della natura delle reti, che finora ha bloccato lo scioglimento della Isi che va avanti dal 2006 e che era stato imposto anche dalla legge regionale del 2011 che vietava la costituzione e permanenza di società di patrimonio. Nell’assemblea (dove erano presenti, come ospiti Nunzio Merolli, fresco di nomina alla guida dell’Ersi, il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, con i colleghi del cda Maira Roberti e Corrado Varrati), i sindaci hanno dato il via libera alla delibera in cui i beni, dal valore di circa 79 milioni di euro, non tornavano ai Comuni, come si pensava, ma alla Regione e quindi all’Ersi, soggetto deputato alla tutela del patrimonio idrico regionale. «È stata una scelta obbligata», spiega Vincenzo Antonucci ex presidente della Isi, commissario liquidatore della società, «i beni sono demaniali e alla Regione devono tornare. Tra l’altro non essendoci mappe che definiscono con precisione i confini delle reti tra i vari comuni, non potevano tornarvi neanche praticamente. Non ci sono neanche trascrizioni sui registri immobiliari di espropri, beni che sono pubblici. Ad ogni modo in origine erano beni demaniali, anche quelli realizzati dalla ex Cassa per il Mezzogiorno e trasferiti alla Regione Abruzzo, che poi li ha dati in gestione ai consorzi. Ora tornano all’Ersi». Costi per i Comuni? Nessuno, anzi potrebbero recuperare “spiccioli” da una liquidità Isi. A ogni modo i costi i Comuni e quindi i cittadini, li hanno avuti negli anni, per mantenere i cda Isi, per pagare una transazione con la Sasi per chiudere tutti i contenziosi aperti tra le due società. Ora la delibera deve essere recepita dalla Sasi, che tramite Basterebbe ha informalmente detto che non ci saranno problemi e poi dall’Ersi; Merolli dovrà riferire al cda e decidere. Bisognerà anche approvare l’ultimo bilancio Isi prima di chiedere definitivamente un ente che doveva cessare di esistere 9 anni fa.
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