Addio a 70 anni al medico Racano «Una vita accanto ai più deboli»

L’anestesista rianimatore, per anni in servizio negli ospedali di Vasto e Gissi, si è spento domenica Ha partecipato a missioni in Paesi in guerra con “Medici senza frontiere”. Il ricordo della città
VASTO. Ha provocato immenso dolore a Vasto e nel territorio vastese la morte di Lucio Racano, 70 anni, medico anestesista rianimatore che ha prestato la sua attività professionale per tanti anni negli ospedali di Vasto e Gissi ed è stato protagonista anche di importanti esperienze in Paesi in guerra, Kosovo e Afghanistan in particolare. Il professionista vastese ha lottato, come sempre ha fatto nella vita, anche per sconfiggere il male che domenica lo ha portato via per sempre. Fino alla fine però ha mantenuto il sorriso e il tono rassicurante con cui aiutava chi era in pena.
Lucio Racano è stato un medico di frontiera: sempre pronto nell’aiutare chi aveva bisogno, i più deboli, quanti lo apprezzavano per la sua bontà d’animo, per la sua dolcezza, per la sua professionalità. In queste ore oltre alla moglie ed i figli lo piangono i tanti amici che aveva, i colleghi medici e soprattutto i tanti pazienti che ha assistito disinteressatamente nel corso della sua lunga attività di medico.
Commosso il ricordo del sindaco, Francesco Menna. «Mi stringo ai familiari», ha scritto Menna, «in un momento così doloroso. Lucio Racano è stato un uomo straordinario pronto a soccorrere chi era in difficoltà. Non a caso ha fatto parte di "Medici senza frontiere" prendendo parte a diverse missioni all'estero. Lo ricorderemo tutti per la sua bontà d'animo, la sua dolcezza e il sorriso con cui soccorreva i pazienti».
L'anestesista era associato all'associazione Madrecultura e aveva partecipato come relatore a due convegni sull'emergenza cinghiali e sulle attività dei medici senza frontiere. Doloroso il ricordo della collega Maria Amato che poche ore prima della morte del collega gli aveva mandato un messaggio di ringraziamento per l'aiuto ricevuto in più occasioni. «Lucio Racano», scrive Amato, «è stato uno dei medici più bravi che io abbia conosciuto e con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Ne ammiravo la sicurezza dei gesti da rianimatore, l'intuito coltivato con lo studio e l'ostinazione. Aveva per la malattia la mia stessa curiosità. Mi ha insegnato il rispetto, l'attenzione, il diritto alla cura del morente, l'importanza della comunicazione con le famiglie di fronte al dolore».
Tanti i messaggi di cordoglio inviati da colleghi, amici d'infanzia e pazienti alla moglie Adriana e ai figli. (p.c.)
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