Addio a Dario tra “Gli angeli” e palloncini

4 Settembre 2015

Casacanditella, il paese al completo saluta il proprio figlio sulle note di Vasco e il pianto disperato di genitori e fratello

CASACANDITELLA. «Quello che si prova non si può spiegare qui hai una sorpresa che neanche te lo immagini dietro non si torna non si può tornare giù. Quando ormai si vola non si può cadere più...». “Gli Angeli” cantata da Vasco Rossi accompagna l’ultima “corsa” di Dario Salvati, il giovane di 28 anni ancora da compiere, morto mercoledì mattina sulla Fondovalle Foro, con il suo scooter (500 di cilindrata) dopo lo schianto contro un furgone. É un regalo degli amici che non potevano scegliere canzone migliore suonata mentre la bara, dopo la celebrazione funebre officiata da don Giuseppe Tessitore, esce dalla parrocchia di San Gregorio tra due grappoli di palloncini bianchi. Mentre il feretro si avvia verso il cimitero, seguito dalla pianto forte e disperato dei genitori e del fratello Danilo, i palloncini volano via portati da un vento che spira contrario al corteo funebre, verso un cielo troppo azzurro per un giorno così triste. «Ma Dario non poteva andare via che in un giorno pieno di sole», dice un’amica di famiglia Giulietta, «perché era solare, sempre allegro e sorridente, si faceva volere bene da tutti».

Casacanditella conta circa 1.300 anime. Ebbene, prima nella camera ardente allestita nella chiesa di San Rocco, più a valle, e poi nella parrocchia, c’erano tutte. Forse di più, giunte anche dai paesi vicini. Giovani, giovanissimi con i volti pieni di lacrime, tra singhiozzi inconsolabili.

Il corteo di persone è iniziato dalle 22 del giorno dell’incidente. Raccontano in paese che nella chiesa di San Rocco viene allestita la camera ardente quando c’è una morte violenta. La chiesa è stata aperta tutta la notte, tra un via vai continuo di persone fino al momento del rito funebre. Quando la bara è stata sollevata per guadagnare la via della parrocchia dove ad attenderla c’era il sacerdote, la ex (da qualche settimana) fidanzata si è lasciata andare in un inconsolabile pianto. Singhiozzi alternati da parole verso un destino crudele, gridate perché Dario non le può sentire più. Inutili gli abbracci emozionati degli amici.

Il sole picchia ma nessuno rinuncia a seguire il feretro. Le teste dondolano in un incredulo movimento. «Non è possibile morire a quella età». «E... povera mamma».

Qualcuno entra nel bar per prendere un bicchiere d’acqua, rinfrescarsi da quell’insopportabile caldo come da grande dolore per la perdita di un figlio di Casacanditella. Ci sono anche il sindaco Giuseppe D’Angelo e l’ex sindaco di Casalincontrada Concetta Di Luzio. É teso il volto del primo cittadino.

La dolce Giulietta che fa da mesto Cicerone racconta la rinuncia del paese a festeggiare San Gregorio, il patrono di Casacanditella le cui feste dovevano iniziare proprio ieri. «Non si fanno neanche le sagre delle contrade vicine nei prossimi giorni». Un bimbo dice: «Voglio vedere il carro», come se fosse una festa. Il carro della giostra della vita che per Dario è finita troppo presto.