Addio a Di Meo, il principe della grande pasticceria

CHIETI. Chi è di Chieti sa che dire Giovanni Di Meo significa parlare di un principe della pasticceria. Vuol dire anche dedizione al lavoro, fino all’ultimo respiro di vita. E amore per la famiglia e...
CHIETI. Chi è di Chieti sa che dire Giovanni Di Meo significa parlare di un principe della pasticceria. Vuol dire anche dedizione al lavoro, fino all’ultimo respiro di vita. E amore per la famiglia e per l’arte di confezionare dolci di qualità superiore.
Tutto questo rimane in modo incacellabile nella memoria collettiva della città che, ieri pomeriggio, poco dopo le 18, ha perso un altro dei suoi personaggi illustri.
Giovanni Di Meo è morto alla clinica Spatocco per una grave malattia. Aveva 80 anni, vissuti tutti per il suo lavoro di grande pasticcere, artigiano d’altri tempi ma anche imprenditore della più dolce delle forme di ristorazione. Cominciò da un laboratorio accanto alla chiesa di Mater Domini di cui avvertivi subito il profumo intenso e buono di creme e pan di Spagna ogni volta che passavi lì davanti; e arrivò ad aprire bar eleganti e centrali, come il locale di via Vezio Marcello.
Una vita per il lavoro ripagata con il titolo di Cavaliere che i figli, Fabrizio e Andrea e la moglie Rita, hanno voluto che si scrivesse sul manifesto funebre che annuncia per domani alle 15,30, nella chiesa della Santissima Trinità, l’ultimo saluto al principe dei pasticceri.

