Addio a Di Paolo L’uomo che ha dato la patente alla città

È morto a 96 anni lo storico funzionario della Motorizzazione Dirigente di basket e calcio, oggi i funerali a Mater Domini
CHIETI. Se ne è andato a 96 anni, Giovanni Di Paolo, per tutti Nino, uno dei protagonisti della vita teatina tra lavoro e sport. Funzionario della Motorizzazione civile, è stato lui a dare la patente di guida a mezza città come responsabile del decisivo esame su strada. E nello sport Di Paolo è stato un esempio di capacità e correttezza come dirigente del Cus ed esponente di primo piano nella Figc (Federazione italiana gioco calcio). Oggi l’addio: i funerali si terranno alle 10,30 nella chiesa di Mater Domini.
Sempre in prima linea con i giovani ai quali sapeva indicare il giusto valore da dare al conseguimento della patente, che segnava un momento di crescita e assunzione di responsabilità verso se stessi e gli altri. Anche nello sport ha dato tanto: insieme ad altri eccezionali personaggi, Gianfranco Rabottini e i compianti Attilio Civitarese, Renato Rinaldi e Nino Salsa, è stato sostenitore fin dall’inizio del basket femminile al fianco dell’allora presidente del Cus Roberto Di Carlo. Di quella squadra ero l’allenatore e posso dare la mia commossa e grata testimonianza del prezioso lavoro che svolgeva in nostro favore per organizzare l’attività, dal tesseramento alle trasferte, preziosissimo in ogni momento e sempre disponibile. Non c’era situazione che non lo vedesse impegnato a cercare di dare il proprio contributo per risolvere eventuali problemi o per indicare la strada migliore da percorrere per raggiungere gli obiettivi a cui si puntava. Poi anche nella Figc, sezione di Chieti, sempre con puro spirito di volontariato, ha svolto importanti ruoli. «Era il factotum della organizzazione», lo ricorda lo storico presidente della sezione della Figc teatina Tonino Salvatore. Un benemerito dello sport, premiato dal Coni del presidente Giovanni Malagò con l’alto e meritatissimo riconoscimento della Stella d’Argento al merito sportivo, per i 40 anni passati nel mondo dello sport. Un “cavaliere” dello sport che con il suo comportamento ha sempre saputo onorare, valorizzandone l’aspetto migliore: entusiasmo e voglia di vincere, ma sempre nel rispetto della lealtà sportiva e dell’avversario. Non l’ho mai sentito, in tanti anni al mio fianco durante le partite di basket, elevare i toni, accusare o criticare: il momento della stretta di mano finale, anche dopo momenti ai alto agonismo, diceva, «è uno dei più belli che lo sport offre e dovrebbe essere esempio di vita per tutti». Era questo il suo modo di pensare e di affrontare il vivere quotidiano. Ricordo ancora la battuta che faceva spesso a dimostrazione del suo smisurato amore per la sua città: «Chieti è bellissima e ci si vive bene, se tu non ci stai bene e la critichi, vattene, che saremo più larghi».
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