Addio a Di Renzo È morto il tessitore delle candidature

24 Ottobre 2017

L’ex consigliere e braccio destro di Di Primio si è spento a 74 anni Il dolore del sindaco: fu lui a proporre il mio nome per le elezioni

CHIETI. La politica di Chieti perde il regista delle candidature. È morto, ieri mattina, all’età di 74 anni Palmerino Di Renzo, oltre vent’anni in consiglio comunale con la Democrazia cristiana e assessore durante la bufera giudiziaria della tangentopoli teatina. Fino a ieri, Di Renzo era il braccio destro del sindaco Umberto Di Primio: faceva parte dello staff del sindaco. Lascia la moglie Ivana e i figli Luigi e Stefano, direttore generale della società di calcio a 5 Devils Chieti. Oggi, alle 15,30, i funerali nella cripta di San Giustino.
Impiegato Inpdap, Di Renzo fu eletto per la prima volta in consiglio comunale nel 1990. Proprio l’altro giorno, quasi fosse il presagio di un commiato verso la città, aveva postato sulla sua pagina Facebook l’immagine del santino elettorale dell’epoca: una foto in bianco nero con faccia seria e quello scudo crociato che ha segnato un’epoca. Nel 1993, con i venti della tangentopoli e la decapitazione della giunta, Di Renzo divenne assessore ma poi, con un colpo di teatro, si dimise e con quel gesto firmò la caduta di Enrico Rispoli e anche la condanna a morte della Dc. Dopo quel gran rifiuto, rimase ai margini del municipio per 4 anni ma senza perdere mai il vizio della politica. Così, il 1997 fu l’anno del rientro in consiglio comunale e, in quell’aula, Di Renzo ci è rimasto ininterrottamente fino al 2015.
Di Renzo è stato il regista di tante operazioni politiche e artefice di candidature. A partire dall’idea di far correre Di Primio come candidato sindaco alle elezioni del 2010 contro l’uscente Francesco Ricci: a ricordarlo è proprio il sindaco, legato a Di Renzo da un rapporto non solo professionale. «Per me, Palmerino c’è sempre stato. E se penso al nostro rapporto ormai quotidiano», racconta il sindaco Di Primio, «mi vengono in mente due cose: la vicinanza nella sfera pubblica e politica e l’affetto nella sfera privata. Lui è stato in Comune fin dai tempi dell’opposizione: era il 1990 quando fu eletto per la prima volta. Nel 2006, è stato lui, insieme ad altri, ad avanzare la proposta di una mia candidatura a sindaco. Nel 2010, ha guidato la mia lista civica Alleanza per Di Primio ed è stato il capogruppo il consiglio comunale. E nel 2015, quando in pochi credevano alla nostra vittoria, lui non ha mai avuto dubbi: mi ricordo la lunga notte prima della chiusura delle liste passata a mettere in ordine i documenti dei candidati. A livello personale, poi», dice il sindaco, «c’è stata subito una grande empatia che ci ha avvicinato: per me è stato più di un fratello maggiore, un punto di riferimento costante. Mi telefonava la mattina alle 6 per parlare dell’amministrazione e ci siamo scambiati l’ultimo messaggio alla mezzanotte di domenica».
Di Renzo faceva parte dello staff di Di Primio e la notizia della sua morte ha lasciato senza parole dipendenti del Comune e collaboratori: «Lo faceva a titolo gratuito», dice il sindaco, «perché gli faceva piacere impegnarsi per la sua città». Era il saggio del palazzo di città, dice Di Primio. Anche se, ultimamente, aveva smesso i panni del moderato per criticare gli avversari politici. E per farlo, dall’alto della sua esperienza, non usava mezzi termini.
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