Addio a Ferrante, il maestro dei gioielli

Artigiano eclettico e vulcano di creatività, si è spento a Roma all’età di 70 anni. Oggi l’addio in paese: i funerali alle ore 15
CASTEL FRENTANO. È morto la notte scorsa a Roma, dove era ricoverato, il gioielliere Pietro Ferrante. Un male inesorabile se l’è portato via in poche settimane. Nato a Castel Frentano settant’anni fa, Pietro Ferrante è stato un uomo eclettico, libero, un vulcano di creatività, che grazie alle sue creazioni, ha rivoluzionato il concetto di moda orafa. Per anni crea collier, anelli di diamanti, lavora le pietre preziose. Poi si reinventa con un brand tutto suo, disegna anelli e bracciali, monili, ciondoli, collane, creazioni rivolte soprattutto a un mondo giovanile che li apprezza e li fa suoi: diventano segni distintivi e iconici, una linea rock. I dettagli più gettonati erano i teschi. Le sue creazioni erano indossate da molti artisti e personaggi del mondo dello spettacolo, solo per citarne alcuni Johnny Depp e il giornalista Beppe Cruciani, conduttore del programma radiofonico «La Zanzara».
Nella sua vita e nel suo lavoro non è passato inosservato il “maestro”, così come era chiamato, conosciuto da politici e personaggi dello spettacolo. Era particolarmente legato all’Abruzzo e soprattutto alla sua Castel Frentano. Dove c’era Pietro lì c’era un capannello di persone, pronte a gioire e partecipare della sua cordialità e capacità affabulatoria. Pietro Ferrante, gioielliere-disegnatore, in un intervista al Centro del 7 settembre del 2016, in occasione della visita che l’allora sottosegretario di stato alla Giustizia, senatrice Federica Chiavaroli, fece alla sua azienda in via Nazionale a Selva d’Altino, così spiegò il suo nuovo corso: «Bisogna anticipare di qualche istante quelle che sono le nuove tendenze». Ferrante disse che trovava la sua ispirazione: «Nelle strade, stazioni ferroviarie o dei metrò, nei tattoo: bisogna osservare con occhi diversi questo mondo, la bellezza è quando tu non risalti; sei, cioè, omogeneo al mondo che ti circonda, ma sei unico. Io riporto anche nella produzione il mio inconscio ecco allora che il gioiello diventa un amuleto». Ferrante aveva a cuore il suo Abruzzo. «Manca» disse al Centro «un sistema Abruzzo, è stato un danno far sparire le maestranze che tanto lustro hanno dato alla nostra Regione. È assente un collegamento con le scuole, è mai possibile che la nostra azienda che è leader nel settore e ha triplicato il fatturato, non è visitata da scuole professionali?».
Nel 2014 si recò con una delegazione di imprenditori, guidata dal senatore Antonio Razzi, presente anche Matteo Salvini, in Corea del Nord. Vi andò per curiosità e trovare nuovi stimoli, caratteristiche che hanno sempre caratterizzato la sua vita, portando in dono un bozzetto in argento da lui realizzato: due farfalle una con la bandiera coreana e l’altra con quella italiana con la scritta amicizia. Ferrante lascia la moglie Anna, le figlie Irene e Anastasia, il genero Joel, la nipotina Mia, il fratello Antonio e i nipoti. Il funerale oggi, alle ore 15, alla chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Castel Frentano, paese del quale, Ferrante, così disse: «Qui sono le radici, la mia gente che amo».
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