Addio a Finarelli, il papà della Civitella

L’architetto 68enne morto per un malore. A lui si devono il museo e il parco archeologico, diventati simboli della città
CHIETI . Chieti gli deve il museo della Civitella e il parco archeologico, di cui fu l’artefice insieme all’allora direttrice e compagna di vita Adele Campanelli. L’Aquila gli deve la ristrutturazione di chiese e monumenti messi a rischio dal terremoto. L’architetto Claudio Finarelli è morto ieri a causa di un improvviso malore. Nella tarda mattinata è stato soccorso dal 118 che lo ha portato in ospedale in gravissime condizioni dove è morto poco dopo, forse stroncato da un infarto. Aveva da poco compiuto 68 anni. Originario di Civitaluparella, una vita a servizio dei beni culturali, Finarelli aveva iniziato a lavorare nel marzo del 1980 nella cooperativa Archeologia e territorio, nata a seguito di una legge nazionale per l’occupazione giovanile. La cooperativa aveva una convenzione ministeriale per svolgere attività di studio e ricerca. Poi il concorso e il lavoro in Sovrintendenza. Quando casualmente, nel corso di lavori per il serbatoio idrico della Civitella, affiorarono reperti archeologici, è partito il suo impegno per realizzare il parco archeologico della Civitella, di cui diventa responsabile tecnico. Inaugurato il 18 novembre del 2000, il museo è tra i fiori all’occhiello del sistema culturale teatino.
Finarelli a Chieti si è occupato anche della copertura delle Terme romane, della valorizzazione della Chieti sotterranea e della ristrutturazione della chiesa di San Francesco al Corso. L’ultimo periodo di carriera, fino alla pensione arrivata nel 2018, l’ha passato all’Aquila da funzionario della Soprintendenza dell’Aquila e del cratere, dove si è occupato, tra le altre cose, della ristrutturazione della chiesa di Santa Maria del Suffragio, più nota come chiesa delle “Anime sante”, e dove continuava a seguire alcuni progetti anche da pensionato.
«Ha dedicato 40 anni di vita ai beni culturali della città e della regione, dando un grandissimo contributo», ricorda il collega e amico Giuseppe La Spada, responsabile della comunicazione per la Sovrintendenza. «Viveva di lavoro e di amicizie strette», dice Paolo Rullo ex direttore amministrativo della Sovrintendenza, «era molto attaccato a Chieti. Con lui si lavorava bene, perché era una persona molto competente».
«Era un amico e compagno», ricorda il consigliere comunale Enrico Raimondi, «col quale condividevo sogni: una città più bella e accogliente e una società più giusta. Era quello il mondo in cui voleva che i propri figli potessero vivere». L’architetto lascia quattro figli, Stefano, Matteo, Chiara e Matilde.
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