«Addio a Fiorentino è una sconfitta per te e per tutti noi»

A Santa Reparata l’ultimo saluto all’uomo accoltellato Il parroco: non siamo stati per lui un punto di riferimento
CASOLI. «Oggi ci sembra di vivere una sconfitta: per la tragedia che si è consumata, per Paolo e per ognuno di noi. La comunità casolana è stata vicina in tante circostanze a Paolo però non siamo riusciti a essere per lui un punto di riferimento».
Don Gennaro, parroco di Santa Reparata, non usa giri di parole durante l’omelia delle esequie di Paolo Fiorentino ucciso a coltellate a Marina di Carrara, nella notte tra mercoledì e giovedì scorso in un luogo di degrado: l’ex Colonia Vercelli, recentemente adibita a campo profughi. Accusato di omicidio volontario è Francesco Di Blasi, 67enne palermitano che divideva con Paolo quegli spazi fatiscenti.
C’era poca gente ieri al funerale di Paolo, molti gli anziani, forse amici di famiglia, sicuramente più predisposti verso l’umana pietà.
C’erano il padre Giuseppe e la sorella Cinzia. E c’era tanto silenzio e solitudine. Il corpo senza vita di Paolo è stato trovato giovedì mattina, verso le 8, da un’amica che era passata a trovarlo perché non rispondeva al telefono. Il 46enne era a terra e con lui c’era solo la cagnolina Sheela. Francesco Di Blasi, che condivideva la sistemazione di fortuna con Fiorentino, ha prima indicato il corpo alla donna e poi è corso dai carabinieri raccontando che nella casa abusiva «era successo qualcosa».
Ieri Paolo è tornato per sempre a Casoli, paese che a suo modo gli ha voluto bene e dal quale se n’era andato da diversi anni. La sua vita è stata sempre ai margini della società, fatta di rimedi e lavoretti discontinui per tirare avanti. A Marina di Carrara era arrivato da mesi ed era già riuscito a farsi volere bene. Da alcune settimane Paolo aveva sfondato una porta dell’ex campo profughi luogo che, anche se il Comune gli aveva già comunicato un prossimo sgombero, ha deciso di dividere con un senza tetto come lui. Questi precedentemente si era stabilito nei vecchi bagni pubblici. «Bisogna proprio che torni in prigione in modo da avere un pasto assicurato», avrebbe addirittura confessato Di Blasi ad alcuni volontari che lo assistevano. A tendergli una mano è stato proprio Paolo che lo ha invitato a dividere con lui l’alloggio dove giovedì scorso si è consumato il delitto.
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