Addio a Paolo Quinzio, simbolo degli avvocati

Si laureò a Bari, il suo relatore di tesi fu Aldo Moro. Incontrò Papa Giovanni Paolo II Alla guida dell’Ordine per 18 anni, è stato governatore del Sacro Monte dei Morti
CHIETI. Presidente per 18 anni dell’Ordine degli avvocati di Chieti, governatore dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti dal 1989 al 2001, ultradecennale guida del Circolo degli Amici. Basta ricordare solo questi incarichi ricoperti nelle istituzioni cittadine per comprendere quale peso abbia avuto a Chieti Paolo Quinzio, morto ieri a 97 anni nella sua casa al civico 3 di via dei Germanesi, nel cuore del centro storico.
Figlio di Enrico, che nel lontano 1911 fondò lo studio legale di cui Paolo è stato a lungo protagonista e che ora è guidato dai figli Margherita ed Enrico, si è laureato in legge a Bari, con Aldo Moro suo relatore, come ha ricordato lo stesso Quinzio in un articolo di Gino Di Tizio pubblicato sul Centro nel 2015. Iscritto all’Ordine degli avvocati dal 2 agosto 1950, nell’esercizio della sua professione si è fatto apprezzare per competenza e professionalità nel campo della giustizia civile e, in particolare, trattando diritto societario, bancario e fallimentare. È stato il legale di importanti gruppi industriali che hanno operato nella Val Pescara, come Olivetti, Rossi Industriale, Fusac e Industrie Meridionali. In questa veste ha dato il suo contributo allo sviluppo della vallata, godendo anche dell’amicizia di un personaggio come l’avvocato Franzo Grande Stevens, con il quale ha collaborato in più occasioni per agevolare insediamento di aziende nel territorio.
Nel 1994 è stato eletto componente del Consiglio nazionale forense. Dal 1976 al 2006 è stato consigliere nella filiale della Banca d’Italia. Nel 1973, con l’istituzione a Chieti della Commissione tributaria di primo grado, l’avvocato Quinzio è stato nominato giudice tributario assumendo la funzione di vice presidente, fino al 2001. Dopo essere stato premiato con la Toga d’oro per oltre 40 anni di attività, nel 2001 ha avuto il riconoscimento per chi ha superato il mezzo secolo di iscrizione all’albo.
Pochi mesi fa, in un’intervista al giornalista del Centro Pietro Lambertini nella trasmissione “Storie - Le Emozioni della Vita” di Rete8, l’avvocato Quinzio ha ricordato la prima volta che, dal balcone della sua casa in via degli Orefici, ha visto spuntare il serpente formato dalla gente in processione con gli incappucciati a scortare il Cristo morto: «Impressionante, è la mia processione», aveva detto commosso ripensando a quell’immagine che si può anche ascoltare. Perché, a Chieti, la processione è sinonimo di Miserere: Saverio Sallecchia, detto Selecchy, compose l’opera intorno al 1730. «Il nostro Miserere», aveva insistito in tv Quinzio, che ha portato quell’opera davanti a Giovanni Paolo II in Vaticano – «Il Papa si è emozionato» – e poi l’ha registrata alla Siae per tutelarne la proprietà.
Quinzio ha ricoperto anche la carica di presidente provinciale della Croce Rossa dal 1994 al 2002. Durante il suo mandato, venne realizzata la sede in via Pietro Falco, inaugurata il 3 maggio 2001.
Oggi i funerali si celebreranno alle 14.30 nella cripta della cattedrale di San Giustino, prima dell’ultimo, breve viaggio verso il cimitero di Rapino, il paese in cui nacque il 14 ottobre 1926.

