Addio a Simona Petaccia una vita in difesa dei diritti

25 Agosto 2019

La nota giornalista teatina muore a 47 anni dopo un breve ricovero in ospedale Fu premiata dal presidente Mattarella, un’opera teatrale è ispirata alla sua storia 

CHIETI. «Piangersi addosso non serve a nulla». A chi le domandava dove trovasse quella forza da guerriera per portare avanti le sue battaglie, lei rispondeva così. Simona Petaccia, per tutti Simmy, giornalista teatina di 47 anni, paladina dei diritti dei disabili, è morta la notte scorsa all’ospedale di Chieti, dopo un breve ricovero nel reparto di chirurgia toracica. Una forza da guerriera che, nonostante vivesse da sempre su una sedia a rotelle, l’ha portata a respingere ogni forma di pietismo o di esagerata commiserazione. A tal punto che la sua storia ha ispirato un’opera teatrale. Quello di mamma Elisabetta, di papà Elio e delle due sorelle maggiori Monica e Tina è un dolore che supera i confini di riservatezza di una famiglia che ha sostenuto la “sua” Simona fino alla fine. Tutto l’Abruzzo è in lutto: in centinaia, oggi alle 16, a Chieti, le daranno l’addio nella chiesa della Trinità.
CROMOSOMI CAPRICCIOSI. «Sono una donna nata su quattro ruote perché ho cromosomi capricciosi». Simona usava l’ironia e il sorriso anche quando doveva descrivere la sua condizione di grave disabilità. Ma lei sapeva essere pure – anzi, soprattutto – una donna concreta e risoluta, come dimostrano gli obiettivi raggiunti alla presidenza della onlus Diritti Diretti, in prima linea nella promozione del turismo accessibile. Traguardi che le sono valsi, un anno fa, una medaglia assegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a giornalisti e comunicatori «che superano le barriere». Perché l’idea di Simona andava ben oltre una semplice solidarietà verso i disabili o il mero adempimento di un obbligo di legge. «Prima o poi», ripeteva, «tutti hanno bisogno dell’accessibilità: dai turisti con valigie pesanti ai genitori con il passeggino, dalle donne in gravidanza fino ai bambini e agli anziani».
UMORISMO E SCARPE ROSSE. Quando parlava di sé, diceva di pensare che il famoso bicchiere fosse sempre mezzo pieno, anche se le sue gambe e le sue braccia rispondevano soltanto a piccoli movimenti. Ecco perché, dopo il diploma magistrale e una laurea a pieni voti in lingue e letterature straniere, Simona non ha rinunciato a una vita come quella di tutte le ragazze. Senza che la sua condizione potesse mai diventare un ostacolo o un peso per chi condivideva con lei viaggi, serate in discoteca e cene al ristorante. Ripeteva: «A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco», prendendo in prestito le parole della scrittrice finlandese Riikka Pulkkinen. E a lei non mancavano né il primo né le seconde.
I SUCCESSI. Poi sono arrivate le prime esperienze di telelavoro e nella pubblica amministrazione, facendo parte anche dello staff del sindaco di Chieti Francesco Ricci. Pubblicazioni, partecipazioni a convegni, borse di studio: diventa difficile riassumere tutte le attività portate avanti da Simona per dimostrare che la disabilità non può e non deve essere un ostacolo nella formazione, nei rapporti sociali e nella realizzazione lavorativa. Ma i successi migliori li ha ottenuti lontano da Chieti, dopo una battaglia arrivata fino alle aule di tribunale proprio per difendere i suoi diritti di lavoratrice: la partecipazione a un importante appuntamento sul turismo accessibile a Matera, l’intervento in un meeting internazionale a Lucca sugli itinerari culturali, la collaborazione per realizzare la nuova casa dello studente di Teramo. Il premio “Turisti accessibili”, indetto da Diritti diretti per festeggiare dieci anni dalla nascita, aveva da poco ricevuto il patrocinio del Parlamento europeo, dopo quello di presidenza del Consiglio dei ministri e Regione.
L’OPERA TEATRALE. La storia di Simona è finita al centro dell’opera teatrale “Fascino a rotelle”, scritta dall’attore e regista Dario Scarpati. Una commedia, priva di retorica, per spazzare via l’immagine che propone i disabili come persone da compatire o single non per propria scelta. Dicono adesso Scarpati e il suo staff: «La meravigliosa Simona non c’è più. L’ultima cosa che ci ha detto è di andare avanti con tutti i nostri progetti, anche se lei era un po’ costipata. Noi andremo avanti, appena riusciremo a vedere di nuovo. Ora abbiamo gli occhi troppo pieni di lacrime».