Addio ad Adriano, campione come il papà

Chiesa gremita e musica dei Modà ai funerali del figlio 16enne di Capitano (due volte iridato di ciclismo)
CHIETI. «Se si potesse non morire, non si avrebbe nemmeno il tempo di soffrire». Questa dei Modà era una delle sue canzoni preferite. Adriano Capitano, 16 anni, figlio del più forte velocista italiano degli ultimi venti anni, venerdì scorso ha smesso di soffrire all'ospedale di Chieti. La distrofia muscolare di Duchenne lo ha portato via da papà Gianluca, ciclista teatino su pista che vinse due volte il titolo mondiale nel tandem in coppia con Federico Paris e fu campione italiano nella velocità e nel chilometro da fermo. Un dolore straziante per la mamma Carol, il fratello Andrea e la sorella Aurora. E per Gianluca che non lo ha mai lasciato solo. I funerali si sono svolti domenica a Cepagatti. La federazione ciclistica italiana, col presidente Renato Di Rocco, ha espresso la sua vicinanza al campione abruzzese. La bacheca Facebook di Adriano, che frequentava il liceo artistico di Pescara, è stata inondata di messaggi. «Il mondo in cui vivevi non era per te», scrive Lucilla, «troppi interessi, troppa voglia di apparire. Tu eri ben altro: eri verità e purezza. Sei speciale». Struggente il ricordo di papà Gianlucarlo: «Ringrazio Dio per gli anni di te che ci ha donato. Ho sempre avuto la certezza che tu avessi qualcosa di divino. Ci hai "usati" per riscattare i nostri peccati, ci hai liberato l'anima, illuminato sulla verità della vita e insegnato la lealtà e la correttezza». E c'è anche chi, come Andrea, lo ha voluto salutare pubblicando sulla sua pagina Facebook il brano dei Modà. Sulle note della sua canzone preferita, Adriano è volato in cielo. (g.g.)

