Addio ai cappuccini, arrivano i camilliani

Guardiagrele, confermata la partenza dei padri Luca e Marcello ma l’antico convento non resterà vuoto
GUARDIAGRELE. Sarà affidato alla Congregazione dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, meglio conosciuti come camilliani, l’antico convento francescano fondato a Guardiagrele nel lontano 1599. L’annuncio ai fedeli è stato dato, domenica pomeriggio nel campetto del convento, dall’arcivescovo Bruno Forte, giunto a Guardiagrele per la celebrazione delle cresime. È confermata la decisione del ministro provinciale dei cappuccini padre Matteo Siro di trasferire il parroco padre Luca Di Panfilo e il suo confratello padre Marcello Graziosi, nonostante le proteste dei fedeli per scongiurare la partenza. A settembre, la Congregazione fondata da San Camillo De Lellis approderà ufficialmente a Guardiagrele. Con l’arrivo dei camilliani, dopo secoli, cesserà la presenza dei francescani nella cittadina. I primi arrivi dei francescani nel centro abitato si collocano nell’anno 1276. Poi, nel 1599, ci fu la fondazione del convento. Tra il 1885 e il 2002, presenti anche le suore francescane di Gesù Bambino nel convento di via Roma, aperto dalla religiosa sulmonese suor Barbara Micarelli, oggi sede del Palazzo dell’artigianato.
La cittadina, suo malgrado, si appresta così ad assistere alla totale scomparsa della presenza religiosa francescana che, nel corso del tempo, ha svolto il suo apostolato a favore della comunità in mille modi, con tantissime opere di educazione e promozione sociale. Si sono rivelate quindi inutili le tante azioni messe in atto dai fedeli e anche dagli ex sindaci guardiesi e dal primo cittadino in carica, Donatello Di Prinzio. «L’allontanamento dei frati dalla cittadina», dice Di Prinzio, «ci rammarica enormemente e certamente rappresenta un duro colpo per la nostra comunità. Per evitare questa partenza, con l’amministrazione comunale cercherò ora di vagliare ancora la fattibilità di altre soluzioni, come ad esempio, la creazione di una comunità interobbedenziale che raggruppi i vari ordini provinciali francescani, che potrebbe offrire nuove possibilità per garantire la permanenza dei francescani nel convento. Una simile soluzione», ricorda Di Prinzio, «è stata già adottata con successo nel 2017 a Rieti e nel 2019 ad Assisi. Ora, comunque, l’attuale situazione induce senz’altro i fedeli a un maggior impegno e responsabilità verso la chiesa locale e a una più fervente preghiera per le vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio».

