Addio al giudice Azzariti, aveva 85 anni

Una vita con la toga, muore lo storico pretore teatino ricordato per la preparazione e l’equilibrio che mostrava in aula
CHIETI. Un simbolo di autorevolezza ed equilibrio, umiltà e preparazione. Chieti dice addio al giudice Sergio Azzariti, 85 anni, storico pretore, stimato in tutto l’Abruzzo. Il magistrato in pensione è morto due giorni fa nella sua abitazione di via Spaventa, in pieno centro storico: lascia la moglie Gabriella e i figli Marco e Stefano, entrambi avvocati.
Azzariti, nativo di Penne, è entrato in magistratura nel 1964: il primo incarico lo ha ricoperto a Roma. Poi, l’arrivo al palazzo di giustizia di Pescara, dove è stato pubblico ministero e giudice penale e civile, anche nelle sedi distaccate della provincia. Quindi il trasferimento a Chieti, la città in cui si è stabilito con la famiglia: qui ha trascorso gran parte della sua carriera affermandosi – così lo ricorda chi in quegli anni frequentava le aule di piazza San Giustino – come magistrato giusto e profondo conoscitore delle leggi, che applicava con sobrietà, rigore e buonsenso. Riservato e, al tempo stesso, sempre gentile, teneva molto alla buona organizzazione dell’ufficio di pretura. Al lavoro ha affiancato la passione per la pittura: amava dipingere quadri che regalava ai familiari e agli amici più cari.
Dopo essere andato in pensione, il 29 settembre 1998 Azzariti si è iscritto all’Ordine forense di Chieti, che ha voluto ricordarlo pubblicamente con un manifesto affisso sul portone del tribunale: «Avvocato appassionato, magistrato leale e corretto, uomo equilibrato e sempre gentile». Ieri pomeriggio in tanti lo hanno salutato per l’ultima volta nella chiesa della Santissima Trinità.
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