Addio al guardiano del faro che vide il re fuggire dal porto

ORTONA . Addio al guardiano del faro del porto di Ortona. È morto a Sidney, a 105 anni, Attilio Gaudio, uno dei testimoni oculari della fuga di re Vittorio Emanuele III dallo scalo marittimo ortonese....
ORTONA . Addio al guardiano del faro del porto di Ortona. È morto a Sidney, a 105 anni, Attilio Gaudio, uno dei testimoni oculari della fuga di re Vittorio Emanuele III dallo scalo marittimo ortonese.
Appena un mese fa l’anziano custode della storia raccontò al Centro quel che avvenne la notte del 9 settembre 1943. A lui il re chiese di accendere le luci del faro prima della fuga. Aveva 28 anni Attilio quando, intorno alla mezzanotte, bussarono alla sua porta nell’abitazione proprio accanto al faro del porto. Sull’uscio di casa c’erano ufficiali militari alla cui vista l’uomo rimase sorpreso. Lui, tornitore addetto al faro che aggiustava i motori delle barche, chiese spiegazioni di quella visita. «Intervenne un ufficiale: “Ho un messaggio da recapitarvi”», raccontò l’anziano nelle scorse settimane, «e così mi venne detto “dovete accendere il faro per noi”».
Gaudio non acconsentì immediatamente, anzi provò a spiegare che non aveva l’autorizzazione per accontentare la richiesta. «Dopo queste affermazioni l’ufficiale si alterò e disse che non dovevo permettermi di parlare così. Fu allora che intervenne il re».
Quest’ultimo mostrò più comprensione mentre ordinava al militare di allontanarsi e smetterla di fare confusione. Vittorio Emanuele III dialogò in prima persona con Attilio. «Mi mise una mano sulla spalla, confessò che la situazione era grave e che avrei dovuto accendere il faro. Era la famiglia reale ad autorizzarmi». A quel punto Gaudio non si tirò indietro e fece quello che gli venne chiesto dal re. Fu testimone oculare, dunque, della fuga del re verso Brindisi.
Nel 1949 Attilio si trasferì in Australia in cerca di fortune ma ha sempre avuto l’Italia ed Ortona nel cuore. Dieci anni fa la sua ultima visita nel nostro Paese. È morto sabato ma lascia un prezioso contributo alla ricostruzione della storia d’Italia. Ai familiari, alle figlie Luciana e Anna, vanno le condoglianze del Centro. (a.s.)
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