Addio all’ex primario innamorato di Dante
Terlizzi ha guidato per 20 anni il reparto di Medicina dell’ospedale Renzetti. «Grande medico e uomo»
LANCIANO. Si è spento a 89 anni Riccardo Terlizzi ex primario del reparto di medicina dell’ospedale Renzetti che ha guidato per 20 anni. Di origini pugliesi (di Spinazzola), Terlizzi si è trasferito per gli studi prima a La Spezia, poi a Perugia e infine a Roma dove poteva anche intraprendere la carriera universitaria. Ha invece scelto le corsie degli ospedali e in particolare del Renzetti dove arrivò a metà degli anni 60 come aiuto primario per poi diventarne la guida. E a Lanciano ha poi scelto di restare a vivere. Ieri mattina il funerale nella chiesa di Sant’Antonio, con la celebrazione di padre Nando che ha sottolineato come la figura del medico sia simile a quella del sacerdote: entrambi si fanno per vocazione e mettendo al centro la persona. E Terlizzi fu un medico per vocazione, un primario che restava in ospedale anche il sabato e la domenica. «È stato un maestro di vita e della professione medica», dicono in molti, medici ma anche infermieri che con lui hanno lavorato. E con Terlizzi si è formato anche il sindaco Mario Pupillo che lo ricorda con affetto e commozione. «Il dottor Terlizzi era uomo colto, conosceva a memoria la Divina Commedia -e per omaggiare questa passione padre Nando ha recitato alcuni versi del Paradiso nella benedizione della salma- il latino ed era appassionato di musica classica. La sua grande esperienza, l’intuito clinico, lo studio continuo, le grandi doti mediche basate sulla profonda conoscenza della semeiotica in un’epoca dove non esistevano ecografi, tac, risonanze, gli permettevano di centrare diagnosi brillanti e complesse. Ho imparato tutto da lui, nella mia fase di studente e poi di collaboratore, una volta entrato nella sua squadra. Le sue domande in latino, le interrogazioni sulla Divina Commedia ci mettevano in crisi, ma era il prezzo da pagare per vederlo ragionare sul paziente e acquisire metodo e ragionamento clinico. Era inoltre bello sentire i suoi aneddoti, le sue simpatiche e intelligenti riflessioni cui davo i miei contributi». E tanti ricordano il medico brillante, schivo, ma soprattutto l’uomo, che ha dato tanto all’ospedale e alla comunità. (t.d.r.)

