Addio Clelio, un esempio di forza contro la malattia

CHIETI. Il guerriero è morto. Così centinaia di amici hanno annunciato la scomparsa di Clelio Spanò, un simbolo della teatinità. Per mesi ha combattuto contro un tumore. Lo ha fatto raccontando ogni...
CHIETI. Il guerriero è morto. Così centinaia di amici hanno annunciato la scomparsa di Clelio Spanò, un simbolo della teatinità. Per mesi ha combattuto contro un tumore. Lo ha fatto raccontando ogni giorno su facebook il suo calvario. Dialogando con i teatini e mostrandosi con selfie durante le sue faticose sedute di chemioterapia. Le migliaia di condivisioni lo aiutavano ad andare avanti e a coltivare la speranza di farcela. Ma era lui, Clelio, 59 anni, dipendente comunale e storico tifoso neroverde, a dare coraggio a chi gli stava accanto. Personaggio autentico, di quella parte vera e popolare della città, Spanò è così diventato anche un esempio di coraggio. Nel reparto di Oncologia, che purtroppo era ormai la sua seconda casa, aveva portato l'ottimismo. E lui ne andava fiero. Clelio si è arreso ieri pomeriggio, alle 16,30, nell'hospice di Torrevecchia Teatina dove, da alcuni giorni, era ricoverato, quando le sue condizioni si sono aggravate. La città si è stretta intorno alla moglie Stefania Peca, alle figlie Simona e Valeria, al fratello Wilem e alla sorella Maria. Tra le tante partecipazioni anche quelle del Milan club, squadra del cuore di Clelio insieme e soprattutto ai colori neroverdi, e dei politici tra cui Mauro Febbo che lo volle candidare per Forza Italia alle comunali, e del sindaco Umberto Di Primio, che lo ha fatto a nome della città. I funerali si terranno domani, alle 10,30, nella chiesa del Santissimo Crocifisso a Chieti Scalo.
«Sto portando a termine la seconda parte della cinquantesima chemioterapia che affronto sempre con decisione, fiducia, forza che mi inculcano gli amici,i parenti e la mia famiglia, per lottare e sconfiggere il mostro che mi crea problemi di salute, ma non mi fa paura per niente. Non mollerò mai neanche di un centimetro. Questo devono fare tutti i malati e auguro loro di avere parenti, amici, famiglia e staff medico come il mio. Spero tanto che persone come la dottoressa Luciana Irtelli, Alessandra Di Paolo e Davide Brocco l'abbiano tutti. Mollare mai», è stato il suo ultimo messaggio postato il primo febbraio, alle ore 10,30. Da quel giorno sono stati gli straordinari amici e la sua meravigliosa famiglia a far sì che il colloquio non si interrompesse, perché Clelio voleva che il messaggio di non arrendersi mai giungesse a tutti. Il mostro alla fine non ha vinto la battaglia con il guerriero, perché il suo esempio, mostrato fino all'ultimo, continuerà a dare forza e speranza a chi vive momenti di grande sofferenza. Quando lo incontravi a passeggio per il centro, anche se il mostro gli era già addosso, non mancava mai di sorridere, e di essere presente nella vita cittadina, con la forza e la saggezza che gli provenivano dalla sua esperienza umana, nel lavoro, nello sport e negli affetti. Certo era un personaggio autentico e straordinario, di quelli capaci di affrontare in ogni momento le situazioni della vita, con lo spirito, appunto, del guerriero. Aveva accettato e gradito quanto pubblicato sulla sua storia su queste stesse pagine, «perché possa servire - disse- a chi soffre la mia stessa situazione a capire che la vita va vissuta anche quando sembra che il cammino sia segnato».
Ci teneva poi a mettere in risalto coloro che si prendevano cura di lui, nelle sedute di chemioterapia. Li ringraziava pubblicamente ogni volta, dopo le sedute in ospedale. Ma i ringraziamenti più sentiti dal reparto di Oncologia erano invece per lui, Clelio, per quello che ogni volta era pronto a dare ai suoi compagni di sofferenza. Dispensava coraggio a tutti, e con lui si riusciva persino a ridere in quei non facili momenti. La città perde una grande persona, di questo devono essere fieri i suoi famigliari, la sua signora, le sue figlie di cui portava grandissimo orgoglio, il fratello e la sorella, ma anche gli amici che non lo hanno mai lasciato solo nel suo difficile cammino.
Ma Clelio non vorrebbe lacrime, anche in questo triste giorno. Se potesse direbbe ancora, con il suo piglio deciso, davvero da guerriero: «Non mollate, mai...»

