«Addio Ettore, nostra ancora di salvezza»

Torrevecchia Teatina, un intero paese dà l’ultimo saluto all’ex consigliere morto a 55 anni sull’Asse Attrezzato
TORREVECCHIA TEATINA. Ettore Liberato Dionisio era una brava persona. È lui il cinquantacinquenne che se ne è andato tragicamente, a seguito dello schianto avvenuto qualche giorno fa sull’Asse Attrezzato nella zona commerciale di Sambuceto. E ieri al rito funebre nella chiesa di San Giuseppe a Castelferrato, frazione di Torrevecchia Teatina, si faceva fatica ad entrare: in quella frazione Ettore viveva, lì c’è ancora la sua grande famiglia che continuerà a farlo vivere. Centinaia di cittadini, amici, parenti hanno voluto ricordare la sua onestà, la sua capacità «di non andare oltre i limiti dei propri ruoli professionali» ricorda l’ex assessore Nando Marinucci, a margine del rito, in disparte, mentre siede in un bar vicino alla chiesa.
Consigliere comunale dal 2004 al 2009 per la lista civica “V.o.l.a.r.e.”, Dionisio lavorava come ragioniere per la cantina sociale Pian di Mare di Villamagna: «Aveva due interessi fondamentali, Ettore: il lavoro e la famiglia» dice Marinucci, al termine del rito funebre con tutta la frazione presente.
C’è don Carlo a sostituire il parroco don Nicolino Santilli insieme al curato di Villamagna don Ernesto Frani. I richiami alla trascendenza, il pensare la morte come porta verso l’amore infinito forse ricordano a tutti l’importanza del limite: quello che Ettore voleva rispettare, quello che alla fine si è spezzato lungo quell’assurdo Asse. E il presidente di Pian di Mare Carlo D’Onofrio fa fatica a fermare le lacrime: «C’è sempre stata tanta onestà e rispetto per noi e per tutti i soci della cantina. Un dolore la sua scomparsa, alleviato da quel profumo che Ettore emanerà per sempre». E ancora, a farsi forza è una delle nipoti di Dionisio, Paola, che gli manda un ultimo segno d’amore a nome di tutte le altre: «Ammettevi i tuoi sbagli, volevi bene a tutti e non hai mai fatto mancare niente alla tua famiglia: eri la nostra ancora di salvezza». C’è pure l’ex sindaco di Torrevecchia Marino Mincone: «Sono qui in qualità di amico. Ettore era un fratello più piccolo, ma non c’era bisogno di vedersi spesso. Bastava una telefonata per capirsi. Era una persona per bene». In prima fila i parenti e gli amici più stretti, si fa avanti una collega: «Sarà una mancanza incolmabile, quella di Ettore. Rimarrà per sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori». Un’umanità che trapela dalle centinaia di persone che sono andate a salutarlo per l’ultima volta, a dare forza alla madre Filomena e al padre Oreste. Ma non può mancare il richiamo alla speranza: «le opere che Ettore ha portato avanti proseguiranno attraverso le generazioni future, attraverso i giovani non verrà dimenticato» dice con fermezza don Ernesto, anche lui lo conosceva. Ci sono pure altri politici ed ex amministratori di Torrevecchia, tra gli altri Domenico Bellante, Giuliano Di Renzo, Arianna Genobile, Luca Esposito e Gerry Di Giovanni. Durante il rito non si riesce a vedere l’altare, in molti devono restare fuori dal portone. Quel che ci sta attorno è l’immensa commozione anche di coloro che non lo conoscevano direttamente, ma che si continuano a sentir parte di una famiglia, che ha perso un punto di riferimento. Si trattengono ancora le lacrime quando ad Ettore Liberato vengono dedicate da un’amica e collega parole che cercano di dire l’indicibile, parole che non bastano per descrivere il dolore. Sono parole poetiche, che ricordano come «l’amore si ravviva persino quando muore». Seppur la vita sia attaccata a un filo.
Edoardo Raimondi

