Addio Giancristofaro «Da lui generosità, passione e semplicità»

La chiesa di Sant’Antonio piena per l’ultimo saluto al prof tra aneddoti e racconti di vita vissuta di amici ed ex allievi
LANCIANO. Scorrono aneddoti intimi, racconti di vita vissuta, nelle parole di amici, compagni di lotta, ex allievi del professor Emiliano Giancristofaro, scomparso mercoledì all'età di 84 anni. Il rito funebre, celebrato nella chiesa di Sant'Antonio, corre via veloce, nella sua essenzialità. Si attardano, invece, gli amici di una vita a ricordarne l'impegno, le lotte, i modi burberi ma affettuosi. «Come va prof? E lei mi rispondeva: “A tre cilindri”», apre il baule dei ricordi Luciano Biondi, ex allievo del professore al liceo scientifico e oggi a sua volta insegnante del Galilei, «e mi parlava della sua creatura prediletta, la Rivista Abruzzese, di quando salvò l'Editrice Carabba, delle ville liberty, del Corso della città sfregiato dai grattacieli orrendi, delle storie del silenzio, delle favole di Pollutri, dei serpenti di Cocullo, delle farchie di Fara. Lei ha precorso i tempi: nel 1980 criticava la partitocrazia e sosteneva una lista civica alle elezioni comunali, “La scopa”. Io e alcuni miei compagni di classe fummo subito al suo fianco, il nostro contribuito durante quella campagna elettorale riguardò, più umilmente, la distribuzione di volantini e l'affissione di manifesti. Fu comunque un successo con due consiglieri eletti all'assise comunale».
In chiesa, attorno al feretro ricoperto di girasoli e spighe di grano, c'è tanta gente e volti noti, dal deputato Camillo D'Alessandro al giudice Ciro Riviezzo, dal presidente di EcoLan Massimo Ranieri, ai sindaci Filippo Paolini (Lanciano) ed Enrico Di Giuseppantonio (Fossacesia), da Tonino Innaurato agli ex sindaci Mario Pupillo e Remo Bello (Casalbordino), numerosi amministratori locali. Si stringono alla moglie Lucia, ai figli Lia, docente di Antropologia alla D'Annunzio, ed Enrico, giornalista.
«Di Emiliano voglio ricordare tre cose», prende la parola Eide Spedicato, docente di Sociologia alla D'Annunzio, «semplicità, passione e generosità, qualità che ne facevano un homo civicus. Era un uomo che curava il bene comune, a lui dobbiamo tantissimo». «Fu l'unico giornalista portavoce della rivoluzione delle tabacchine negli anni '70», ricorda Pierluigi Vinciguerra di Italia Nostra, «sua fu la battaglia, a livello solitario, per la salvaguardia dell'Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia. Riuscì a far apporre il vincolo architettonico alle ville liberty che erano in fase di abbattimento, a fare opposizione al Prg su Lanciano 2. Sua fu l’iniziativa nel 2005 di sollecitare le istituzioni locali e regionali per un nuovo uso del residuato ferroviario come “corridoio verde” della costa teatina, da cui si è originata l'attuale pista ciclopedonale Via Verde. Tutti dobbiamo raccoglierne il testimone».
«L'immagine e i ricordi che mi legano a lui sono quelli della lotta per difendere l'ambiente, la Val di Sangro», interviene anche l'ex senatore Enrico Graziani, «per impedire al consiglio regionale di votare piano regolatore industriale che prevedeva la Sangrochimica. Abbiamo lottato e tanto, partendo alle 4 del mattino con vecchie corriere. Ci trovavamo all'Aquila in un inverno molto freddo. Emiliano veniva con una Cinquecento e portava il patriarca del movimento di difesa del Sangro, don Beniamino Rosati, il medico di Benedetto Croce. In quella lotta ho visto la sua parte migliore. Caro Emiliano, non sarai dimenticato, né dagli amici, né dai compagni di lotta, né dalla gente del Sangro».
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