Addio Guido Grifone l’ultimo partigiano

4 Novembre 2020

Fu condannato a morte tre volte, ma sfuggì alla fucilazione

CHIETI. È morto a 102 anni portandosi dietro il segreto della strage di Colle Pineta. Guido Grifone, l’ultimo partigiano della Banda Palombaro, l’ultimo dei quattro fratelli combattenti Grifone, è morto lunedì nell’hospice di Torrevecchia Teatina. Lucido fino alla fine, da vent’anni conviveva con un tumore. A settembre c’era stato un aggravamento, era stato ricoverato prima a Pescara, poi a Ortona e infine a Torrevecchia. Dell’eccidio di Colle Pineta, in cui morirono nove partigiani teatini tra cui due suoi fratelli, non era mai riuscito a parlare.
«Ho sempre avuto l’impressione che lui, mio zio, come mio padre Umberto non sopportassero di non aver condiviso la stessa fine degli altri due fratelli, Aldo e Alfredo», dice Aldo Mario Grifone, nipote di Guido e figlio del fratello Umberto. L’11 febbraio del 1944, a Pescara, in una cava d’argilla nei pressi di Colle Pineta, i nazisti fucilarono nove giovani partigiani teatini: Piero Cappelletti, 28 anni, Nicola Cavorso, 23, Stelio Falasca, 18, Massimo Beniamini Di Matteo, 18, Raffaele Di Natale, 30, Vittorio Mannelli, 23, Aldo Sebastiani, 17 anni, e i due fratelli Alfredo e Aldo Grifone, 24 e 21 anni. Quando erano arrestati, nel gruppo c’erano anche gli altri due fratelli, Umberto e Guido. Umberto, il primogenito, era stato scagionato dagli altri tre fratelli: era il più grande e doveva pensare al resto della famiglia. Il 5 febbraio del ’44, due giorni dopo l’arresto, Umberto fu quindi scagionato e tornò a casa. Gli altri tre rimasero in attesa di processo. In una lettera alla mamma scrissero: «Anche Iddio ci perdonerà perché la nostra coscienza non è macchiata. Solo Iddio potrà giudicarci. Tutti sanno che non siamo delinquenti e che abbiamo solo fatto del bene e sempre lavorato». Quattro giorni dopo, a palazzo d’Achille, iniziò un processo farsa. Oltre ai tre fratelli Grifone alla sbarra c’erano anche gli altri cinque partigiani, insieme a Floriano Finore e Giovanni Potenza. Il processo si concluse con la condanna a morte emessa dal tribunale militare tedesco per 9 di loro. Guido Grifone, Finore e Potenza vennero graziati e condannati a 30 anni di lavori forzati. Da lì Guido fu prigioniero prima a Civitaquana, poi a Teramo. Qui fu liberato quando i tedeschi si ritirarono. Il fratello maggiore Umberto, intanto, era alla disperata ricerca dei corpi di Aldo e Alfredo: li trovò ad agosto, sei mesi dopo, a colle Pineta di Pescara, dove adesso sorge una scuola materna intitolata a quell’11 febbraio 1944. Lì, ogni anno, c’è una cerimonia per ricordare l’eccidio a cui partecipa sempre una delegazione dell’Anpi. Negli ultimi dieci anni non c’è mai stata una rappresentanza del Comune di Chieti. C’è stata, invece, con il governo cittadino di centrosinistra, di cui Aldo Mario Grifone faceva parte come assessore. Portabandiera dei valori della Resistenza e membro dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani), l’ex assessore porta il nome dei due giovani zii morti, Aldo e Alfredo che però in famiglia tutti chiamavano Mario. Ad Alfredo è intitolata anche la sezione teatina dell’Anpi. La scelta di intitolarla solo a lui è dovuta al fatto che era stato insignito della Medaglia d’oro. Un testimone diretto della fucilazione aveva infatti raccontato che Alfredo aveva voluto seppellire tutti i corpi dei compagni fucilati, compreso il fratello, prima di essere lui stesso ucciso. Al momento della fucilazione aveva rifiutato la benda e aveva guardato in faccia i suoi assassini. Guido e Umberto sono rimasti legati a quell’11 febbraio ognuno a modo suo. Umberto, cercando di mantenere il ricordo, Guido chiudendosi nel suo silenzio. «Una volta lo abbiamo portato, quasi a sua insaputa nella scuola di Colle Pineta», racconta il nipote, «lì, di fronte ai bambini che gli facevano le domande, ha dovuto dire qualcosa. Ma per il resto si è sempre rifiutato».
Guido lascia la figlia Marisa, architetto in pensione che vive a Roma, madre delle nipoti Claudia e Marta. Con lui se ne va un pezzo di storia. Era l’ultimo partigiano della Banda Palombaro. Per tre volte condannato a morte, si era sempre salvato. Secondo alcune fonti, i quattro fratelli Grifone non solo erano tutti combattenti ma comandarono in un certo periodo la Banda partigiana. Nel 2016, venne insignito della Medaglia della Liberazione. A ritirarla ci mandò il nipote Aldo Mario.
La sezione teatina dell’Anpi, presieduta da Filippo Paziente, ha ricordato la figura di Guido con queste parole: «Il 2 novembre è venuto a mancare il valoroso combattente per la libertà Guido Grifone, partigiano componente della “Banda Palombaro” arrestato, torturato e imprigionato con fratelli Umberto, Alfredo e Aldo durante l’occupazione nazista, graziato e condannato a 30 anni di lavori forzati in Germania. La sezione Anpi di Chieti ricorda che Guido Grifone, come tanti altri giovani che non piegarono la testa di fronte alla barbarie nazista, ha combattuto per la libertà della sua e delle generazioni successive e vivrà nel perenne ricordo di chi crede negli immortali valori della Resistenza, nata dall’eroica lotta di liberazione nazionale, e della Costituzione repubblicana». Una delegazione dell’Anpi di Chieti sarà oggi pomeriggio ai funerali che si svolgono alle 16 nella chiesa di Filippone. Per ragioni legate all’emergenza sanitaria da coronavirus, i funerali si terranno in forma ristretta: nella chiesa non potranno entrare più di dieci persone. Il corpo di Guido Grifone riposerà nel sacrario dei combattenti della Resistenza, al cimitero di Sant’Anna, come richiesto poche settimane fa dall'Anpi.
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