Addio Loris, grande sacerdote che amava Chieti e la sua gente

27 Maggio 2016

Aveva cent’anni, è stato segretario di papa Giovanni e arrivò in città nel 1967 come arcivescovo La notizia della scomparsa diventa un lutto collettivo. Puracchio: «Abbiamo perso un padre»

CHIETI. «Abbiamo perso un padre, una guida spirituale di rara bontà e bellezza d’animo. Ma il suo nome resterà scolpito nella storia e nel cuore di questa città». C’è tanta commozione nelle parole di Mimmo Puracchio, presidente provinciale del Csi (Comitato sportivo italiano) che annunciano la morte del cardinale Loris Capovilla, per un decennio segretario particolare di papa Giovanni XXIII e custode della sua memoria e vescovo dal 1967 al 1971 della diocesi di Chieti-Vasto. Il cuore di padre Loris ha smesso di battere a 100 anni nella clinica di Palazzolo di Bergamo, a pochi chilometri da Sotto il Monte, paese che ha dato i natali a papa Roncalli, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza. Dall’esperienza del Concilio Vaticano II e dal papato di Giovanni XXIII, Capovilla aveva tratto due insegnamenti essenziali che hanno accompagnato ogni passo della sua vita terrena: la mitezza e l’umiltà del cuore. Ed è con questi principi cristiani che il giovane vescovo, aveva solo 52 anni, abbracciò la città di Chieti il 26 giugno del 1967.

Umiltà e desiderio di vivere la parola di Cristo nel segno della povertà che vennero scambiati per altro e che gli costarono anche qualche aspra critica da un manipolo di politici di quel tempo. Ma lui andò avanti per la sua strada.

Fino all’ultimo, don Loris è rimasto fedele alla lezione. Lui, “humilis episcopus Ecclesiae Dei”, che viveva ancora alla prima ora del giorno e non amava le luci dei riflettori. «È stato un padre per molti di noi» riprende Puracchio «andò via da Chieti nel settembre del 1971, ma noi siamo andati sempre a trovarlo almeno una volta al mese in tutti i posti dove ha portato con gioia la sua missione pastorale. E’ stato un testimone eccezionale di una stagione che ha cambiato il volto della Chiesa».

«Dopo venti secoli di evangelizzazione, viviamo ancora l’aurora della Chiesa» sosteneva l’ex arcivescovo di Chieti che dal 1971 si insediò nella diocesi di Loreto. Poi, nel 1988 dopo aver dato le dimissioni, si ritirò a Sotto il Monte Giovanni XXIII, in provincia di Bergamo, paese natale dell’amato papa Roncalli. Luogo dove due anni fa ricevetteper volontà di papa Francesco la porpora cardinalizia a 98 anni. La cerimonia venne effettuata a Sotto il Monte tenendo conto dell’età avanzata di Capovilla e delle sue condizioni di salute precarie. A conferirire la berretta rossa il 2 marzo del 2014 fu il decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano, con una cerimonia che venne seguita in paese anche grazie a dei maxischermi.

La giornata eccezionale per il “pretino” cagionevole di salute preso sotto l’ala protettrice di papa Roncalli, vide la partecipazione dell’ambasciatore polacco presso la Santa Sede Piotr Nowina-Konopka e di tre delegazioni che riassumono la storia di Capovilla: quella guidata dall’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, quella da Loreto (dove Capovilla fu Delegato pontificio al Santuario) e quella guidata dal parroco di Santa Maria in Trastevere.

Capovilla era nato il 14 ottobre del 1915 a Pontelongo (Padova) ed è stato testimone di un pontificato di cui ancora oggi si parla. E’ stato amico e confidente di papa Giovanni e con lui ha condiviso gioie, amarezze e gli attimi palpitanti del Concilio. E’ stato spettatore di pagine di storia vissute vicino al pontefice negli anni della Guerra fredda, della crisi di Cuba. Un alto prelato, ma anche un padre spirituale buono e comprensivo che ha predicato e vissuto la parola del Signore con grande coerenza.

«Ora» conclude Forte «è tornato ad abbracciare il suo caro amico in cielo».