Addio massaggiatore di campioni

Luciano D’Aversa aveva 80 anni, lavorò per la Birra Moretti e il Francavilla che sfidò la grande Inter
CHIETI. Addio Luciano, il massaggiatore buono della Birra Moretti e del Francavilla calcio. L'ex bidello dell'Istituto Tecnico Industriale "Luigi Savoia" di Chieti che aiutava gli studenti a superare gli esami, mettendo in mezzo al panino le soluzioni dei compiti in classe.
Luciano D'Aversa aveva 80 anni. E' morto ieri mattina, dopo una lunga malattia. La notizia si è sparsa in città come un pugno nello stomaco di tutti gli appassionati di sport. Luciano ha dedicato una vita alla pallacanestro e al calcio. Era un massaggiatore professionista, con tanto di attestato ritirato al centro tecnico federale di Coverciano. Ha iniziato la sua carriera negli anni Settanta con la Birra Moretti, la formidabile squadra di basket che fece sognare la città in A2. Era il 1974-75, il Chieti dei campioni Dante Anconetani, Filippo D'Ottavio e Stefano Pizzirani. La pallacanestro era la sua grande passione. Ma Luciano ha vissuto esperienze indimenticabili anche con il calcio. E' stato lo storico massaggiatore del Francavilla degli anni d'oro, quelli a cavallo tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta.
Il Francavilla del presidente Emidio Luciani, che sfiorò la promozione in serie B e disputò una partita di Coppa Italia con l'Inter di Altobelli e Rummenigge. Il 29 agosto del 1984, a San Siro, c'era anche Luciano D'Aversa a scrivere la storia del calcio francavillese. Una giornata memorabile, emozioni uniche che il massaggiatore teatino raccontava sempre alla moglie Maria, ai figli Francesco, Roberta, Giovanni e Nicoletta, ai nipoti Chiara, Pietro e Tommaso e al genero Andrea Milazzo, noto fotografo di Chieti. Con il Francavilla volò anche in Galles nel marzo del 1981 per disputare il torneo anglo-italiano. D'Aversa era apprezzato e stimato da tutti.
Era grande amico dell'ex massaggiatore della Nazionale, che gli regalò la divisa ufficiale dell'Italia. Alcuni giocatori si facevano toccare solo da lui. Come Primo Berlinghieri, ex attaccante del Pescara dal 1985 al 1989, che aveva un problema alla caviglia e venne curato da Luciano. Quando rientrò in campo, Berlinghieri fece una doppietta e la dedicò al massaggiatore teatino.
«Mio suocero era un uomo amato da tutti che aiutava sempre i più deboli», il ricordo, commosso, del genero Andrea. Quando veniva chiamato per le visite a domicilio, Luciano non chiedeva soldi. Si accontentava di quello che gli davano anzi, a volte rifiutava la mancia e si limitava a dare una stretta di mano. Piccoli gesti che per lui valevano più di ogni ricompensa. I funerali si terranno oggi, alle 15, a San Camillo de Lellis, a Filippone.

