Addio Melilla campione di vita e sport

Muore a Udine a sette giorni dall’ictus il mito del basket italiano e ortonese, le figlie dicono sì alla donazione degli organi
ORTONA. Ha lottato da grande campione qual era, ma stavolta ha dovuto arrendersi ad un avversario troppo forte per lui.
A 71 anni è deceduto l'ex campione di basket e giocatore della nazionale italiana, Giulio Melilla. Ad una settimana esatta dall'emorragia cerebrale che lo ha colpito, lo ''zingaro d'Abruzzo'', così era soprannominato nei palazzetti dello sport durante gli anni del suo massimo splendore, ha salutato tutti definitivamente. È morto all'ospedale di Udine, dove era stato ricoverato in terapia intensiva lunedì pomeriggio in seguito al malore che si era manifestato in un locale del centro friulano. Giulio tuttavia continuerà a vivere in qualche modo: le figlie Barbara e Cristina, infatti, hanno acconsentito alla donazione degli organi del loro papà. Melilla ha resistito per sette giorni prima di arrendersi. Le sue condizioni erano drammatiche: l'emorragia era estesa a tal punto da sconsigliarne un'operazione. Con lui se ne va un pezzo di storia sportiva di Ortona, città dove Melilla era cresciuto e aveva iniziato a centrare i primi canestri.
Era nato in Puglia, a San Severo, ma portava Ortona nel cuore, un posto magico in cui tornava spesso anche in vacanza. Lo scorso ottobre aveva fatto una delle ultime apparizioni in città: in occasione dell'Ortona Basket Family, evento celebrativo per i sessant'anni del basket ortonese, Melilla era tornato per una rimpatriata con i protagonisti che hanno contribuito alla crescita di questo sport nella cittadina adriatica. Era rimasto colpito dall’accoglienza che gli ortonesi gli avevano riservato, ne era felice a tal punto da rivelare pubblicamente di essere emozionato. Nessuno, nè lui nè gli ortonesi stessi, avrebbero pensato che di lì a poco si sarebbero dovuti dire addio.
Quella città che lo ha apprezzato, amato, lodato per le sue imprese sportive, oggi lo piange. Melilla è stato un motivo di vanto per Ortona, uno di quei personaggi che mai si sarebbero potuti dimenticare, nonostante fossero anni che la colonna dello sport nazionale non vi ci vivesse più. Nel 1968 infatti il ventenne campioncino della pallacanestro era sbarcato a Udine, in una terra in cui poi si è affermato definitivamente prima da giocatore e poi da allenatore. È stato una gloria del basket negli anni Settanta, contribuendo a fare le fortune della celebre Snaidero. In panchina come tecnico si è contraddistinto per la sua grande tempra: da coach chiedeva ai suoi giocatori di mostrare grinta e carattere. Sapeva trasmettere l'amore per il basket anche ai ragazzini, insegnandolo nelle ore di ginnastica a scuola o nei camp. Anche quando era tornato ad Ortona lo scorso ottobre aveva incontrato gli studenti del liceo scientifico ''G.Galilei'' di Lanciano, dove c'è un indirizzo formativo dedicato allo sport. E proprio il mondo dello sport è in lutto.
Ieri mattina erano iniziate a circolare le prime voci del decesso di Melilla, smentite dalla famiglia con le figlie Barbara e Cristina. Tuttavia nel pomeriggio la commissione medica si è riunita per accertarne la morte. Purtroppo non c'è stato nulla da fare.
Ortona si è stretta attorno al dramma che ha colpito i familiari di Giulio Melilla. La We're Basket ha emesso una nota ufficiale che dice: «Con grande dolore il presidente Carlo Valentinetti, i dirigenti, i tecnici, i giocatori e tutti gli appassionati di basket si stringono intorno alla famiglia Melilla per la morte del grande e indimenticabile Giulio. Sarai sempre nei nostri cuori». Anche la pagina ufficiale dell'evento Ortona Basket Family ha voluto ricordarlo con un messaggio: «Giulio uno di noi - per sempre nei nostri cuori, ciao campione». Un vero mito che, in quanto tale, rimarrà per sempre nei cuori e nelle menti di tutti gli sportivi.

