Addio Serano, costruttore che denunciò tangenti e politici di Chieti

Li fece arrestare ma da quel giorno è rimasto solo e in attesa che la città gli dicesse grazie
CHIETI. Era un idealista Nicola Serano perché fino all’ultimo respiro di vita ha atteso che Chieti gli dicesse grazie. Un grazie che non è mai arrivato. Con il suo coraggio, Serano denunciò tangenti, malaffare e politici ingordi. Li fece arrestare. Ma da quel giorno è rimasto un uomo solo. Ha perso tutto: la sua impresa edile e i suoi soldi, ma non la dignità di chi non scende mai a compromessi. Nicola Serano è morto ieri, all’età di 78 anni. Lo ha ucciso un infarto in casa, a Largo Barbella. Ma è come se attendesse di morire perché due giorni fa, in ospedale, gli avevano diagnosticato un problema cardiaco serio. Gli avevano detto che solo un’angioplastica lo avrebbe salvato. Ma lui, il costruttore coraggioso, ha scelto di firmare le dimissioni e di non sottoporsi ad alcun intervento salvavita. Ha affrontato la morte, Nicola Serano, con la stessa forza e determinazione con cui nel 1993, quando venne arrestato per corruzione, spiegò ai giudici che non era un corrotto, ma una vittima, quindi un concusso, di un sistema politico marcio che estorceva per ogni appalto pubblico una tangente del cinque per cento. Serano era un uomo tutto d’un pezzo che incontrò sulla sua strada un avvocato illuminato, fiero oppositore di quel sistema democristiano che gestiva in piena egemonia scudocrociata appalti e malaffare.
Fu Vittoriano Bucci, repubblicano e consigliere di minoranza, a difendere Serano in quei giorni bui. E con Bucci, il costruttore che guidava una fiorente impresa edile che aveva sede in via Trieste del Grosso, riuscì a far capire ai giudici di Mani pulite la giusta lettura dei fatti e della storia. Quelle tangenti, pagate alla giunta di Andrea Buracchio, per l’appalto della scuola elementare di Selvaiezzi, non era un do ut des, soldi in cambio di lavori pubblici, ma una gabella che la politica imponeva agli imprenditori. Quando il 3 febbraio del 1993 scattarono gli arresti di cinque assessori dell’epoca, e il 14 febbraio, San Valentino, anche il sindaco democristiano finì a Madonna del Freddo, il costruttore Serano non stappò lo spumante, non festeggiò, come fecero tanti chietini davanti al carcere. Serano era una persona seria che aveva già capito quanto fosse alto il prezzo dell’onestà. Venne prosciolto da ogni accusa ma la sua impresa edile, che lavorava grazie agli appalti pubblici del Comune e dell’Ater, non toccò più un solo mattone. Fino ad essere travolta, pochi anni dopo, dal fallimento.
Ora lo incontravi sotto i portici del Vittoria, con l’immancabile mezzo toscano stretto tra le labbra, una voglia infinita di raccontarti degli anni belli vissuti a Milano, diventata la sua seconda città, ma con lo sguardo di chi attende ancora. Oggi, alle 15.30, nella Cripta di San Giustino si svolgeranno i suoi funerali. Lo piangono la moglie Anna, i figli Lorella, Attilio e Nadia, il genero Daniele, i nipoti Fabio, Gian Marco e Luca, e la sorella Laura. Ormai Nicola ha smesso di aspettare quel grazie che non è mai arrivato.

