Addio tra le lacrime alla maestra Liliana

L’insegnante della scuola Dimensione Danza scomparsa a 46 anni, generazioni di allievi gremiscono la chiesa
CHIETI. Il pianto è di dolore inconsolabile. Sulle note toccanti del violino del maestro Giuseppe Pezzulo e dell’organo di Fabio D’Orazio, le lacrime degli allievi di Dimensione danza, per la perdita della loro amata insegnante Liliana Perna, sgorgano facili da quei giovani occhi. La cattedrale di San Giustino è gremita da amici, parenti della ballerina e coreografa ma soprattutto dai suoi amatissimi allievi, piccoli e grandi, ai quali la insegnante insieme al compagno Paolo La Rovere, aveva dedicato la vita. La maestra di danza è morta a 46 anni lunedì scorso per una fibrillazione ventricolare che l’ha colpita sotto casa mentre era in procinto di sottoporsi a una visita di controllo dopo una piccola operazione subita qualche giorno prima.
La bara bianca coperta di fiori candidi arriva in una chiesa già piena. Il salmo 23, quello di Davide, e la resurrezione di Lazzaro sono i passi scelti dal parroco Nevio Di Sipio che di Liliana Perna ricorda la sua grande religiosità che si mostrava anche attraverso l’insegnamento dell’arte della danza. «Liliana ha anticipato l’eternità con quella potenzialità di immensa ricchezza che esprimeva attraverso la promozione della danza».
La musica dolce dei maestri Pezzulo e D’Orazio colmano le pause naturali della celebrazione liturgica. In prima fila il dolore composto di Franco Perna il padre della coreografa del Marrucino. Liliana Perna stava preparando insieme al maestro Pingitore la coreografia del Barbiere di Siviglia. Guarda invece in alto Paolo La Rovere il fidanzato di Liliana come per cercare la voce della sua amatissima compagna. Sommesso il dolore degli amici più cari.
Con le magliette della scuola di danza, quasi tutte le allieve della Perna hanno i capelli legati a mo’ di cipolla come se si stessero preparando ad un’altra lezione. Ma anche i maschietti mostrano gli occhi pieni di pianto.
L’Ave Maria di Schubert cantata dal terzetto formato da Christian Starinieri, Marco Iezzi e Orlando Polidoro quasi riscalda i cuori affranti.
Alla fine della messa sul pulpito salgono ad uno a uno i suoi allievi, ognuno per ricordarla con parole semplici e sentite.
«Ciao maestra, ora in cielo riderai ci dicevi sempre che il riso è contagioso e il broncio no. Ora noi nella nostre mille diersità siamo più uniti grazie ai tuoi insegnamenti», dice una ragazza. «Staremo vicino al maestro Paolo e lo abbracceremo ogni volta che ne avrà bisogno». «Da bambini si incomincia a ballare per gioco. Poi però nasce l’amore per questa meravigliosa arte», dice un’altra allieva, «quello che ci hai insegnato ci resterà dentro per sempre anche se qualcuno ha scelto percorsi diversi dalla danza».
La messa finisce ma il dolore resta. Ancora per un po’ er poi lasciare spazio a un dolce ricordo. Fuori il tempo si ingrigisce ancora di più. Incominciano a scendere grosse gocce di pioggia. Anche il cielo è triste. (k.g.)

