Afa e Covid, ospedale in difficoltà

19 Luglio 2022

Il direttore del 118 Mancinelli: ricoveri in crescita. Cipollone: a rischio i più fragili

CHIETI. L’ondata di caldo di questi giorni preoccupa anche in ospedale. «Il grande caldo ci sta provocando problemi», dice il direttore del 118 Adamo Mancinelli, «ma quello che ancora di più ci mette in crisi è il mix tra caldo e Covid. Il momento è molto delicato, il virus circola molto e il caldo record di questo periodo fa il resto: gestire una doppia emergenza risulta molto difficile, data anche la carenza di personale. È il periodo delle ferie e in più c’è il personale a casa con il Covid. Purtroppo l’accesso al pronto soccorso è esponenziale. Noi facciamo tra il 20 e il 30% in più di interventi. Se fosse solo il caldo, spesso potremmo risolvere con una flebo per reidratare il paziente. Ma poi capita che in pronto soccorso, dopo un tampone, si scopre che ha il Covid e così scatta la serie di protocolli da seguire». Per Mancinelli, l’unica cosa da fare per decongestionare l’ospedale è rafforzare la medicina del territorio. Il direttore pensa in particolare all’Ucat, l’Unità di coordinamento dell'assistenza territoriale che dovrebbe aver riassorbito le Usca, vale a dire gli organismi creati durante l’emergenza pandemica per gestire i contagiati da Covid a casa.
Sulla stessa linea è anche Francesco Cipollone, docente universitario, direttore della clinica medica e referente Covid della Asl. «Il caldo peggiora patologie molto comuni, quali lo scompenso cardiaco e l’ipertensione arteriosa, soprattutto se trattata farmacologicamente, e l’insufficienza respiratoria. In quest'ultimo caso è normale che chi ha già difficoltà a respirare con questo caldo torrido non può che aggravarsi». E se il gran caldo provoca un aumento dei ricoveri, il Covid manda in crisi, non tanto l’assistenza, quanto l’organizzazione ospedaliera: «In questi giorni stiamo andando in difficoltà da un punto di vista organizzativo per le tante positività Covid», dice Cipollone, «sono tanti i pazienti che vengono ricoverati e che scoprono di avere il Covid solo dopo il tampone che si fa una volta arrivati in ospedale. All’inizio per questi pazienti abbiamo ipotizzato bolle-Covid all’interno dei reparti, ma ormai ci sono reparti, come il mio, in cui la bolla si è allargata sempre di più e metà del reparto è occupato da pazienti Covid». (a.i.)
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