Affitti d’oro per il palazzo inutilizzato

I proprietari del “Marchionne” vogliono altri 200mila euro per i locali lasciati sette anni fa in pessime condizioni
CHIETI. I locali sono vuoti dal 2011, data in cui è cessato il contratto d’affitto, ma la Provincia continua a dover pagare un canone di locazione di 6.490 euro al mese sino a quando non riuscirà a riconsegnare l’immobile al legittimo proprietario. L’ente è stato condannato infatti a pagare un risarcimento danni per la restituzione dei locali al proprietario, a causa delle condizioni in cui sono stati lasciati. Secondo la norma, infatti, i locali affittati avrebbero dovuto essere riconsegnati nelle stesse condizioni in cui erano stati trovati. Dunque sino a quando la Provincia non sborsa la cifra dovuta, l’ente non può ridare gli uffici al proprietario sebbene non li utilizzi più da anni.
L’affitto di palazzo Marchionne, in piazza Valignani 13, uno dei più begli edifici del centro storico, si è rivelato una grana senza fine per l’amministrazione provinciale dalle casse in rosso del presidente Mario Pupillo. La condanna, in primo grado e anche in appello per la riconsegna del palazzo, parla chiaro e non lascia possibilità di scampo all’amministrazione provinciale.
La vicenda parte nel 2004 quando l’amministrazione provinciale affitta dai fratelli Arturo e Dino Marchionne alcuni locali dell’edificio di piazza Valignani. Il primo luglio del 2011 finisce il contratto d’affitto ma la Provincia non riesce a riconsegnare l’immobile ai proprietari perché questi chiedono un risarcimento danni per le condizioni, a loro giudizio pessime, in cui i locali sono stati lasciati.
I Marchionne, assistiti dagli avvocati Valter e Francesco De Cesare, nel 2013 si rivolgono in tribunale e il giudice Alberto Iachini dà loro ragione dichiarando «il legittimo rifiuto dei locatori ad accettare la riconsegna della cosa locata offerta in restituzione con offerta formale del 31.3.2011». La Provincia viene pertanto condannata «all’integrale risarcimento del danno pari all’importo di 49.558 euro, oltre agli interessi, e al pagamento dei canoni di locazione nella misura di 6.490 euro mensili e infine alle spese di giudizio liquidate in 484 euro per spese esenti e 25.664 euro per compenso professionale». La sentenza viene confermata in appello nel 2016 e a fine 2017 i Marchionne sono tornati a chiedere il dovuto, vale a dire il risarcimento danni più gli affitti per i mesi intercorsi dal 2011 sino ad oggi, nonostante i locali siano ormai inutilizzati. In totale sono quasi 200mila euro. L’avvocato Francesco De Cesare ha infatti inviato una lettera in Provincia dicendo che «risulta tuttora un credito in favore dei miei assistiti pari ad euro 182.702».
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