«Affronto l’uragano Irma col self control americano»

Maurizio Attilio Ricci, 58 anni, vive vicino Miami. Ha trovato rifugio in una banca Dalle 16 di ieri c’è il coprifuoco: attesi venti con la massima potenza distruttiva
CHIETI. «Prima una calma irreale, aria secca e pulita per via del vento. Poi il tasso di umidità sale moltissimo. L'aria diventa grigia. E la pressione è bassissima. Si avverte come un’oppressione fisica, ma è difficile da spiegare». È così che Maurizio Attilio Ricci, teatino di 58 anni che risiede a Fort Lauderdale, in Florida a 40 chilometri circa da Miami, vive l’attesa dell’arrivo dell’uragano Irma. Insieme alla moglie ha lasciato il suo appartamento e si è trasferito nel rifugio della banca per la quale lavora la consorte. «Questo è un rifugio privato», spiega, «cioè una struttura nella quale gli uffici della Service Finance lavorano anche quando ci sono condizioni meteo avverse». E quindi, dovendo assicurare il servizio anche in condizioni di assoluta difficoltà, lo standard di sicurezza è ancora più alto. Ricci vi si è trasferito dalle 7 (ora americana) di ieri mattina. La moglie ha poi lavorato normalmente nella giornata di ieri, mentre lui ha atteso la fine della giornata di lavoro chiacchierando con gli altri familiari. «Siamo un centinaio di persone, forse più», dice l’ex dirigente d’azienda del settore tessile che ora lavora nel campo della ristorazione. Alle ore 16 di ieri è scattato il coprifuoco. Lo ha ordinato lo sceriffo della Contea, preoccupato anche per possibili episodi di sciacallaggio nelle case abbandonate. «Sappiamo che l’uragano arriverà con la massima potenza», dice ancora Ricci, «fuori non si vedono più animali. Non ci sono più neanche le papere che qui vivono dappertutto. Le notizie che ci arrivano è che nell'estremo sud, le isole dette "keys" o "cayos", iniziano a cadere pali della luce e piccoli alberi, vedremo cosa succederà nel corso della giornata». Intanto per stare nel rifugio i coniugi Ricci hanno dovuto rispettare una serie di procedure. «Sono le stesse dei rifugi pubblici», spiega Ricci, «c’è l’identificazione all'ingresso, visto che i posti sono riservati e numerati. Ciascuno, poi, ha portato l'occorrente per mangiare e dormire. Noi, ad esempio, abbiamo comprato un “materassone” gonfiabile. E poi cambiarsi e lavarsi. L'acqua è invece fornita dalle strutture rifugio, anche in quelle pubbliche».
Da quando lo sceriffo della Contea ordinerà il coprifuoco tutti si rifugeranno in un posto sicuro. E si comincerà ad aspettare l’arrivo di Irma, che, a quanto dicono gli esperti, toccherà terra nella sua massima potenza distruttiva. I Ricci hanno lasciato il proprio appartamento rinforzando porte e finestre come hanno potuto. Hanno provveduto inoltre a impacchettare tutta la loro roba, nel caso che Irma dovesse distruggere la casa. Si trovano ora in una della strutture più sicure della città e aspettano senza disperarsi: «Tutto tranquillo», dice Ricci nell’ultimo messaggio via Facebook, «procedure chiare e self control americano». (a.i.)

