Agricoltura, le imprese in crisi: «I produttori vicini al collasso»

16 Settembre 2022

Guadagni bassi e valore di mercato dei terreni in forte calo, adesso i contadini lanciano l’allarme  L’esperto Iarlori: «Con i ricavi le famiglie riescono appena a coprire le spese, è necessaria la svolta»

ORTONA . È un grido d’allarme quello che arriva dagli agricoltori ortonesi: «Servono soluzioni per consentire la sopravvivenza delle aziende agricole». Sulle difficoltà del settore sono più volte intervenuti amministratori comunali ed ex consiglieri, come nel caso di Peppino Polidori, che in passato ha parlato di «agricoltura in profonda crisi, tranne il caso di alcuni privati», ed è tornato a farlo anche nelle ultime ore portando l’esempio delle difficoltà della «Cantina Ortona e la crisi dei soci».
Il consigliere comunale del centrodestra Angelo Di Nardo, invece, nell’augurare una buona vendemmia agli agricoltori ortonesi, ha sottolineato come l’attività vitivinicola sia «trainante per il nostro territorio, una risorsa fondamentale per l’economia locale. Mi auguro di cuore che questa vendemmia 2022, nonostante la forte siccità, ci regali un prodotto di qualità e raccomando di prestare particolare attenzione, soprattutto nelle fasi di trasporto dell’uva sulle strade che, purtroppo, in molte zone del nostro territorio, versano ancora in condizioni precarie e poco sicure».
Ora a intervenire, però, sono proprio gli agricoltori. Lo fanno con Giovanni Iarlori, storico sindacalista del settore, ex dirigente nazionale di Confagricoltura. «Il mondo agricolo ortonese, nel passato ricco di risorse e di prospettive, da alcuni anni sta attraversando momenti difficili al limite del collasso», dice. «Le imprese agricole, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, con il ricavato derivante dal conferimento alle cantine sociali riescono appena a coprire le spese di produzione».
Non va sottovalutato nemmeno l’aspetto legato al valore economico dei terreni, che è sensibilmente sceso: «Il prezzo di mercato dei terreni agricoli sono notevolmente diminuiti». L’esperto parla di una conseguenza dettata dal basso reddito dell’attività agricola. «Eppure», continua, «il vino si vende e anche a prezzi buoni, sia nei mercati interni che in quelli esteri. Ma il produttore», prosegue il sindacalista Iarlori, «non percepisce nemmeno il 5 per cento di ciò che paga il consumatore». Una soluzione sarebbe quella di «arrivare a definire un prezzo minimo di vendita, sufficiente al produttore per far fronte alle spese di coltivazione e poter avere il giusto guadagno per vivere con la propria famiglia».
In questo senso Iarlori rilancia un’idea di cui si parla da tempo come possibile svolta per la valorizzazione dell’agricoltura nel territorio Chietino: «È necessaria l’unione dei produttori, almeno di quelli della Provincia di Chieti, attraverso l’unione delle cantine sociali, per poter risparmiare sull’acquisto dei concimi, degli anticrittogramici e altri prodotti necessari per la coltivazione e per garantire un prezzo minimo di vendita del vino, consentendo la sopravvivenza delle aziende agricole».
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