Al Vico è scattata l’autogestione

Per tre giorni al classico arte, musica e cinema per protestare contro la scuola che vuole Renzi
CHIETI. Laboratori artistici, cineforum, concerti, teatro e approfondimenti su materie extracurriculari: è l’autogestione al liceo classico «Vico» che per tre giorni, da ieri a domani, anziché le solite lezioni di latino e greco, propone questo tipo di attività, per la gioia degli studenti, di qualche professore che appoggia la protesta, ma non certo della preside Giuseppina Politi. La dirigente scolastica ha fatto di tutto per limitare la protesta, arrivando persino ad appendere uno striscione con su scritto «scuola occupata… dalla preside». Ed in parte è riuscita nel suo scopo: il Classico in effetti non è occupato ma solo «autogestito», come si legge nel mega striscione appeso al portone d’entrata su corso Marrucino, dove c’è scritto appunto «scuola autogestita». Insomma, come dire, l’occupazione non sarebbe stata tollerata, l’autogestione, sebbene non autorizzata dalla presidenza e quindi subita, viene in un certo senso tollerata. I tre giorni di autogestione arrivano a ridosso della pausa natalizia. Facciamo nostra l’obiezione di tanti e chiediamo al rappresentante d’istituto, Giacomo Domenicucci, se la protesta non sia l’alibi per anticipare le vacanze di Natale.
«Non è assolutamente così», risponde, «anche perché noi la protesta l’abbiamo avviata da tempo, sin da novembre con la partecipazione a due cortei ed altre iniziative». L’autogestione del “Vico” arriva in concomitanza con la situazione di fermento anche in altre scuole teatine. All’Istituto d’Arte l’autogestione, durata una settimana, si è conclusa venerdì scorso e in altri istituti si stanno organizzando in questi giorni iniziative di protesta. Il bersaglio polemico è sempre lo stesso: la riforma Renzi, accusata di voler aprire le porte a futuri scenari di privatizzazione e criticata anche per gli aspetti che riguardano l’alternanza scuola-lavoro e la valutazione di merito dei docenti. «Come principio», spiega su quest’ultimo punto Domenicucci, «siamo d’accordo su una valutazione di merito dei professori ma non condividiamo le modalità proposte. Il resto della riforma è fatto di punti condivisibili che, però, o ci vengono chiesti dall’Europa oppure sono previsti dalla Costituzione». Ogni scuola, poi, condisce la protesta con problemi che riguardano la propria situazione contingente. Al Classico, dicono gli studenti, ci sono carenze strutturale, aule inadeguate, una palestra piccola e senza attrezzature sportive, l’assenza di laboratori e, quando ci sono, l’impossibilità di utilizzarli perché hanno attrezzature obsolete e inservibili. E poi, ancora, bagni senza carta igienica, necessità di pagare di tasca propria il materiale scolastico, finanche le fotocopie per il compito in classe, niente, o quasi, assistenza tecnica per le lavagne Lim, che presentano spesso problemi, e infine la storia delle aule del convitto “Vico” che non si capisce perché non possono essere utilizzate anche dai liceali. «Abbiamo scelto di autogestire la nostra scuola proprio per far sentire la nostra voce e parlare di tutti questi problemi anche al di fuori delle mura del liceo», ha detto ancora Domenicucci. E nella lista di laboratori organizzati ce n’è uno che decisamente va oltre le porte dello storico liceo teatino per interessare tutta la città. «In uno dei nostri laboratori», spiega infatti il rappresentante d’istituto, «stiamo raccogliendo le idee per portare avanti un progetto ambizioso: ristrutturare il cortile interno del liceo per farne una sorta di salotto letterario da aprire alla città».
Arianna Iannotti
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