Alfa Gomma è pronta a partire: a settembre via alla produzione

4 Giugno 2021

Nello stabilimento della ex Yokohama è iniziato il lavoro sui prototipi dei tubi da commercializzare Ritardi sul programma ma nessun allarme. Petaccia (Cgil): «Abbiamo garanzie sul rispetto dei piani» 

ORTONA . Alfa Gomma lavora ai nuovi prototipi e la ripartenza della produzione è più vicina. Nello stabilimento ex Yokohama di Ortona si sperimentano i pezzi di tubi da immettere sul mercato, che non saranno solo relativi al settore oil&gas. Il lavoro iniziato sui prototipi stessi è la testimonianza di un processo di ripresa che, comunque, è in leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia fissata nei mesi scorsi con l’accordo raggiunto per la vendita dello stabilimento di contrada Tamarete. Si parlava infatti di un potenziale assorbimento di 63 lavoratori entro giugno, che effettivamente non c’è stato.
Al momento sono poco meno di venti i dipendenti rientrati nel sito ortonese, a cui se ne aggiunge un’altra quindicina impiegata nel Teramano negli stabilimenti che Alfa Gomma già deteneva. Con l’avvio dei prototipi, a settembre potrebbe riprendere la produzione ad Ortona e di conseguenza prevedere il reintegro di una buona parte dei lavoratori ex Yokohama.
Non ci sono tempistiche per l’avvio delle altri produzioni ma è importante ma in un recente incontro che la proprietà ha avuto con il mondo sindacale è stato confermato che non ci sono variazioni sui piani accordati. «C’è un leggero ritardo sulla programmazione a causa della situazione sanitaria che non ha facilitato l’attività», commenta il segretario regionale della Filctem Cgil Carlo Petaccia. Con l’avvio delle altre produzioni, si pensi agli articoli tecnici navali e soprattutto al ramo della mobilità elettrica, aumenteranno le assunzioni, che saranno destinate ad andare ben oltre le 80 (ossia il numero dei lavoratori ex Yokohama). Secondo i progetti iniziali di Alfa Gomma si dovrebbe arrivare infatti a 155 potenziali assunzioni nel 2022. «Ma per ora la priorità resta il reintegro degli operai che già lavoravano in quello stabilimento», conclude Petaccia.