Alimenti non genuini: guai per Allegrino

15 Settembre 2015

La Procura di Campobasso chiede il processo per l’imprenditore frentano accusato anche di associazione a delinquere

LANCIANO. Le accuse sono di associazione per delinquere e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Dovrà difendersi davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Campobasso, l’imprenditore Angelo Allegrino, 72 anni, di Lanciano. Insieme a lui è stato chiesto il processo anche per il figlio Luciano, 42 anni, di Frisa, e per Rosina Griguoli, 61 anni, di Trivento. La vicenda è quella della produzione e commercializzazione di prodotti lattiero-caseari - in particolare le mozzarelle - in ambienti ritenuti dagli investigatori senza i necessari requisiti igienico-sanitari, dove le indagini della Forestale di Lanciano e del Nipaf (Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale) di Chieti trovarono - stando alle accuse - presenza di muffe, insetti morti e ruggine sui macchinari, come viene indicato nelle risultanze delle indagini dapprima coordinate dal sostituto procuratore del tribunale di Lanciano, Rosaria Vecchi, e poi trasferite per competenza territoriale a Campobasso, provincia nella quale c’è il caseificio di produzione delle mozzarelle in questione.

Secondo la Procura del capoluogo molisano, rappresentata dal sostituto procuratore Nicola D’Angelo, i tre accusati: Rosina Griguoli, come rappresentante legale del caseificio; Angelo Allegrino, come legale rappresentante di un’impresa operante nel settore della vendita di prodotti alimentari; Luciano Allegrino, coadiutore dell’impresa del padre, si associavano allo scopo di commettere più delitti. Angelo e Luciano Allegrino, in particolare, sempre secondo le accuse della Procura, hanno organizzato diverse attività associative individuando i soggetti e le società alle quali distribuire i prodotti lattiero-caseari per la successiva vendita; Rosina Griguoli, invece, si è occupata dell’approvvigionamento di prodotti lattiero caseari di origine diversa da quella dichiarata sulle confezioni di vendita e della successiva messa a disposizione della propria attività produttiva indispensabile per gli scopi associativi.

Le indagini della Forestale presero il via nel 2012 e si avvalsero di appostamenti e pedinamenti per accertare il reale viavai di prodotti realizzati nel caseificio molisano - che dovette essere individuato anche come deposito delle materie prime - e rivenduti in centri commerciali e negozi del Chietino. Scattarono anche i sequestri di alcuni prodotti pronti ad essere acquistati dai banchi vendita di centri commerciali e negozi.

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