Alimonti in vendita, deserta la quinta asta

Restano altre due chance per salvare i posti di lavoro. I sindacati: sarà una corsa contro il tempo
CHIETI. Anche la quinta asta è andata deserta. Non sono pervenute offerte per rilevare il gruppo Molino Alimonti, appeso al filo delle due messe all'incanto rimanenti, in programma l'11 e il 30 novembre nell'ambito del concordato preventivo dichiarato in tribunale dieci mesi fa. Nessuna busta da aprire ieri pomeriggio allo studio notarile Plasmati, dove il verbale compilato dai commissari (il presidente della commissione Nicola Valletta e i liquidatori Gianni Di Battista e Remo Di Giacomo) si è ripetuto per la quinta volta identico, con una presa d'atto che nulla è accaduto e pertanto gli oltre duemila creditori dovranno ancora attendere. «É difficile fare previsioni su quello che potrà accadere a novembre», spiegano Di Giacomo e Di Battista, «se cioè qualche acquirente deciderà di uscire allo scoperto in extremis e formulare una proposta in cifre, visto anche che i prezzi si avvicinano al minimo che verrà toccato alla settima asta, circa 30 milioni di euro per la Romana macinazione di Roma e intorno ai 21 milioni per lo stabilimento di Ortona». Ma cosa accadrà se alla fine il ciclo si chiuderà senza offerte?. «Sarà inevitabile a quel punto il fallimento», spiegano i commissari, «anche se questo esito non è codificato in nessuna procedura automatica. La palla passerà decisamente nelle mani dei creditori, dai quali potrebbero partire le più varie proposte, istanze di fallimento comprese». Eppure c'è grande interesse intorno al gruppo Alimonti, come confermano Di Giacomo e Di Battista. «Veniamo contattati da potenziali acquirenti, allo scoperto o dietro lo schermo di consulenti», raccontano i commissari, «ma è evidente che questo interesse non si è finora concretizzato». Flai-Cgil e Fai-Cisl intervengono proprio su questi aspetti della vicenda concorsuale, e i segretari regionali Ada Sinimberghi e Franco Pescara, insieme ai rappresentanti sindacali d’azienda, non sono teneri con la politica. «Mentre si espletano le aste per la vendita delle aziende del Gruppo», sbottano i sindacalisti, «i commissari liquidatori rendono pubblica la notizia di importanti spiragli per la vendita degli stabilimenti e rendono credibile nonché possibile un reale interessamento di diversi gruppi imprenditoriali. Per i lavoratori le notizie non sono affatto buone, poiché è stata aperta per loro la procedura di mobilità che significa licenziamento, disoccupazione. Tutto questo nell’indifferenza delle istituzioni, Regione e Comune di Ortona, che non più di qualche settimana fa hanno promesso di impegnarsi e farsi carico di sondare l'effettiva esistenza di soggetti credibili per l'acquisto o l'affitto delle aziende. Per i lavoratori sarebbe il danno oltre che la beffa. Infatti se le notizie buone, e auspischiamo vere, sono quelle di un imminente acquisto o affitto dell'Alimonti, per loro c'è solo una corsa contro il tempo». Infatti il 3 dicembre scadono i 60 giorni della procedura di mobilità.
Francesco Blasi
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