Alimonti, vertice in Confindustria
Confronto azienda, sindacati e commissari sulla sorte dei lavoratori
CHIETI. Azienda, sindacati e commissari liquidatori faccia a faccia domani alle 11 a Pescara, sede di Confindustria. Ma della drammatica vicenda che coinvolge il gruppo Alimonti non si discute l'aspetto finanziario, che marcia a passi sicuri e autonomi attraverso la serie di sette aste disposte nell'ambito del concordato preventivo di cui 5 si sono tenute andando sempre deserte. Argomento è invece il destino dei poco meno di 100 dipendenti ancora in forza all'azienda nei tre stabilimenti di Caldari, Roma e Guardiagrele. Franco Pescara, segretario regioneale della Fai-Cisl, lo descrive come «l'ultimo incontro di natura sindacale, perché in caso di mancato accordo sulla mobilità dei lavoratori, c'è soltanto tra un mese esatto la chiusura in sede ministeriale. Nel caso di mancato accordo, s'intende, daranno comunque il via alla mobilità, cioè al licenziamento guidato con una frazione di stipendio per un periodo da due a quattro anni, secondo l'età del dipendente». Quello sulla sorte della forza lavoro dell'ex colosso è l'aspetto in questi giorni più interessante dell'intera vertenza, come spiegano i commissari Remo Di Giacomo e Gianni Di Battista. «É chiaro», dicono, «il principio generale secondo il quale un'azienda senza dipendenti ha maggiori possibilità di divenire appetibile al mercato. La procedura di mobilità fatta partire dall'azienda lo scorso 3 ottobre si muove in questa direzione. E' utile sottolineare anche che i costi degli emolumenti per tutta la durata della procedura, dall'apertura alla chiusura, è a carico del concordato».
Francesco Blasi
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