Alinovi spara a zero: «Ecco le manette per gli inquinatori»

5 Luglio 2014

Lanciata da Codici a Pescara la denuncia di un papà di Vasto «Mio figlio ricoverato tre volte dopo il bagno a Vasto marina»

VASTO. Un paio di manette (finte) che sventolano, con tanto di certificato di un laboratorio di Vasto, il Bio San, per dimostrare che, a loro avviso, l’acqua del mare di Vasto marina è inquinata, da provocare addirittura un triplo ricovero ospedaliero ad un bambino di due anni.

Si è presentata così, ieri mattina, nella sala giunta della Provincia di Pescara («Siamo venuti qui, per dare un risalto regionale all’iniziativa»), l’associazione Codici, con il segretario regionale Giovanni D’Andrea, il referente di Vasto, Riccardo Alinovi, e Stefano Moretti, un altro componente dell’associazione, nonché membro dell’osservatorio antimafia e padre del bimbo infettato. Insomma, per dirla con Alinovi, «in galera dovrebbero finire tutti quelli che avvelenato le acque, compresi i conniventi che coprono le malefatte».

L’INFEZIONE DEL BIMBO. «Il 10 giugno scorso», racconta Moretti, «faccio fare un bagnetto a mio figlio, in zona San Tommaso, nel tratto compreso tra via Scirocco e la concessionaria della Fiat Iveco. Solo che, il giorno dopo, registriamo un inspiegabile innalzamento della temperatura corporea, con scariche di dissenteria che presentano anche del sangue. A quel punto, nei giorni successivi», continua il racconto del padre, «decidiamo di sottoporlo a delle analisi, presso un laboratorio privato, il quale riscontra una forte infezione batterica». Così comincia l’odissea tra un ospedale e un altro.

«Decidiamo di ricoverarlo, il 16 giugno, presso il reparto di pediatria dell’ospedale di Lanciano, dove si inizia subito una terapia antibiotica, con il Rocefin intramuscolo. Dopo tre giorni mio figlio viene dimesso, con la diagnosi di “gastroenterite di natura emorragica”». Ma non è finita qui. Una volta a casa la febbre ritorna, e il 21 giugno il bimbo viene ancora ricoverato nell’ospedale di Lanciano. «Qui chiedo, ancora una volta», prosegue il genitore, «un’emocoltura, per individuare il tipo di batterio. Ma mi rispondono che non è necessaria». Il 22 il piccolo viene dimesso di nuovo, ma di nuovo ritorna la febbre. «La sera stessa vado in una farmacia di Vasto per comprare la tachipirina, ma proprio mentre mi trovo nel locale, mi telefona mia moglie, per informarmi che nostro figlio sta vomitando un liquido verdastro, oltre a ad aver avuto ancora dissenteria».

Arriva perciò il terzo ritorno all’ospedale di Vasto, da dove però decidono di portare la creatura, in ambulanza, e con una flebo, nel reparto di pediatria di Pescara, dove le somministrano per diversi giorni altri antibiotici, l’ampicillina e il salbactam. «Mio figlio aveva contratta una Sepsi, con un principio di setticemia», ha reso noto il padre. «Ma ora, per fortuna, sta bene».

LE ANALISI E LA DENUNCIA. Moretti però vuole andare fino in fondo e a spese proprie incarica la Bio San di fare delle verifiche. «All’inizio pensavo che la causa fosse il fiume Trigno, mentre invece il prelievo nei pressi di un rigagnolo, a 250 metri dal punto in cui s’è fatto il bagno mio figlio, è risultato positivo all'escherichia coli, allo streptococco fecale e all’enterecocco».

Negativo invece il responso nei prelievi sulla sabbia e a cinque metri dalla riva. «Abbiamo denunciato tutto alla procura di Larino», ha intanto annunciato ieri Codici, «ma per competenza ora l’indagine è stata trasferita al tribunale di Vasto». Per Alinovi, però, «tutto il litorale è inquinato e i responsabili devono essere puniti», ha concluso esibendo le manette di plastica.

Vito De Luca

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