All’esame della patente va l’amico vengono scoperti e condannati

Dopo alcune bocciature il giovane ha provato a superare la prova dei quiz con un raggiro Due anni e 3 mesi la sentenza del giudice: sotto accusa finisce anche il titolare di una scuola guida
CHIETI. Non riusciva a prendere la patente e ha mandato un altro ragazzo a fare l’esame teorico al posto suo. Anche il titolare dell’autoscuola ha partecipato all’imbroglio nella veste di «istigatore». Ora, a distanza di anni, è arrivata la batosta in tribunale per i protagonisti del raggiro che ha visto come vittima la Motorizzazione civile di Chieti. Il giudice monocratico Chiara Di Gerio ha condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione E.C., 44 anni, legale rappresentante della scuola guida, e O.D.M., 31 anni, il giovane che si è fatto sostituire durante la prova con la speranza di superare l’ostacolo dei quiz. L’«autore materiale dei reati», L.M., tempo fa aveva già chiuso i suoi guai giudiziari scegliendo la strada del patteggiamento.
Il processo andato a sentenza la scorsa settimana si riferisce ai fatti avvenuti il 18 ottobre del 2012. Quel giorno L.M. si è presentato alla «sessione teorica per il conseguimento della patente di guida categoria A-B attribuendosi il nome di O.D.M., iscritto all’esame e interessato al suo superamento». Prima di iniziare la prova, ha consegnato le fotocopie della carta d’identità e del certificato medico del complice. La fototessera, naturalmente, era la sua e non del candidato rimasto a casa. I funzionari della Motorizzazione si sono accorti che qualcosa non andava e sono scattati gli accertamenti. La conferma dell’imbroglio è arrivata quando sono stati visionati alcuni documenti presentati in precedenza da O.D.M.: le fotografie non coincidevano. A quel punto è partita la segnalazione alla polizia stradale di Chieti. Nel frattempo, il candidato con il nome farlocco era riuscito a superare l’esame. Gli agenti sono arrivati sul posto nel giro di qualche minuto e hanno fermato L.M. mentre tentava di allontanarsi in tutta fretta dalla Motorizzazione. Così, in poco tempo, gli investigatori hanno ricostruito il meccanismo truffaldino. Il terzetto è finito sotto accusa per concorso in sostituzione di persona e falso materiale in atto pubblico «commesso mediante induzione in errore del pubblico ufficiale».
Il resto è storia recente: dopo una serie di rinvii, il processo si è chiuso nei giorni scorsi con due maxi condanne. Entrambi gli imputati hanno provato a respingere con forza le accuse, ma la loro tesi difensiva non è stata giudicata credibile.
Non è la prima volta che il titolare dell’autoscuola si ritrova nei guai per vicende analoghe. Nel 2017 è stato arrestato dalla polizia stradale di Lecco. Gli agenti lo hanno beccato mentre, insieme a un complice, era intento a “vestire” un ragazzo che doveva fare l’esame della patente con un kit confezionato ad hoc per l’occasione: un minuscolo auricolare e un telefono con il bluetooth inserito in una tasca cucita internamente alla felpa indossata dal candidato. Dalla perquisizione dell’auto sono spuntate alcune borse con dentro documenti falsi e circa 3mila euro in contanti. Nell’abitazione di uno degli arrestati i poliziotti hanno poi scoperto una vera e propria stamperia clandestina: è scattato il sequestro per 300 patenti farlocche, carte d’identità valide per l’espatrio, assicurazioni, certificati medici, documenti in bianco pronti per essere falsati. E ancora: 10mila euro tra banconote e assegni, stampanti termiche, laser di precisione e kit-truffa per l’esame teorico della patente.

