Alla Dayco continuano a lavorare in 400

Il prefetto avvia le verifiche: parte della produzione rientra tra le essenziali, chiesti alcuni chiarimenti
CHIETI. Continuano a lavorare i 400 dipendenti della Dayco, la multinazionale che produce cinghie per auto negli stabilimenti di Chieti Scalo e Manoppello. Nei giorni scorsi i sindacati avevano chiesto un intervento delle istituzioni per fermare l’azienda nell’ottica di prevenire il rischio di contagio da coronavirus. Ma, dalle verifiche avviate dalla prefettura di Chieti, è emerso che parte della produzione rientra tra quelle inserite come essenziali nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri: significa che l’azienda può restare aperta senza dover inviare alcuna comunicazione all’ufficio territoriale del governo.
Quanto a una seconda linea produttiva della Dayco, autorizzata solo se ritenuta funzionale alla filiera dei trasporti, il prefetto Giacomo Barbato ha chiesto chiarimenti. In sostanza, l’azienda dovrà indicare nel dettaglio le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti realizzati negli stabilimenti abruzzesi. Al momento, stando a quanto rilevato dalla prefettura, non c’è dunque alcun elemento per ordinare la sospensione dell’attività. Toccherà comunque all’Ispettorato del lavoro e al Dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti avviare eventuali accertamenti sul rispetto delle norme di sicurezza negli ambienti di lavoro.
Il problema Dayco è esploso alla fine della scorsa settimana, quando l’azienda e i sindacati non hanno trovato un accordo per fermare l’attività. Secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, continuare la produzione significa generare lo spostamento quotidiano di circa 400 lavoratori ed esporre i lavoratori al rischio contagio.
Sono quasi 700 le imprese della provincia di Chieti rimaste aperte nonostante il blocco deciso dal governo per l’emergenza Covid. La stragrande maggioranza, ovvero oltre 670, sono aziende che hanno dichiarato alla prefettura di fare parte della produzione collegata ad attività essenziali della filiera alimentare, dei trasporti e del settore sanitario o biomedicale. Vale la formula del “silenzio-assenso”: l’invio della comunicazione consente di continuare a lavorare. Ma le prefetture, come previsto nel decreto Cura Italia, possono sospendere le attività qualora ritengano che non sussistano le condizioni richieste. (g.let.)

