Alla Festa del Majo canti, balli e riti contro la carestia

La sfilata dei “maggiolanti” in costume incanta i passanti A sera il falò del fantoccio per invocare un buon raccolto
CHIETI. Canti, balli, musica tradizionale, vestiti d’epoca, confezionati ad arte dagli studenti della sezione Moda dell’istituto superiore “Pomilio”, tanto colore e tanti fiori: è il corteo dei Maggiolanti, circa cento figuranti, che da piazza San Giustino ieri mattina ha dato il via alla Festa del Majo. Si tratta dell’ultima e più importante festa di primavera che annuncia l'arrivo dell'estate. La manifestazione doveva essere svolta il primo maggio, ma è slittata a ieri a causa del maltempo. La Festa è organizzata dall’associazione “Camminando Insieme” della presidente Anna Vaccarella, in collaborazione con un nutrito gruppo di altre associazioni, non solo cittadine, e con il patrocinio del Comune, ieri rappresentato dall’assessore Mario Colantonio.
All’organizzazione della manifestazione hanno collaborato le associazioni “I Colori del Territorio” di Spoltore, l’associazione culturale teatina “OltreMuseoil Coro “Teate” di Chieti, il coro “Abruzze mè” di Ripa e il coro “Contrappunto” di Tornareccio. «Anticamente», racconta la presidentessa Vaccarella, «i maggiolanti nel giorno del primo maggio, giravano per le case cantando e annunciando l'arrivo di questo mese che voleva il contadino alle prese con la realtà terribile dell'incertezza del futuro prima di poter vedere i frutti del nuovo raccolto».
«Era un momento che nella comunità contadina generava ansia», ha aggiunto Anna La Rovere, «e per questo andava in qualche modo esorcizzato con una serie di riti propiziatori». Il corteo della Maggiolata, preceduto dal fantoccio del Majo, ha preso il via da piazza San Giustino in direzione della villa comunale. Fanno parte del corteo anche il carro addobbato di fiori e fronde, i suonatori di “du botte” e le coppie di danzatori, vestite con abiti tradizionali e ornati con gioielli tipicamente abruzzesi. Una prima sosta c’è stata in piazza Vico, con balli e canti. Poi si è ripreso verso la Trinità per giungere alla villa comunale, dove sono stati eseguiti canti propiziatori e danze. La festa è continuata fino alle 13 con la merenda campestre alla villa comunale. I maggiolanti, si sono poi riposati gustando un bel panino alla porchetta.
Chi ha voluto, nel pomeriggio, ha potuto effettuare anche una visita guidata al museo archeologico nazionale di Villa Frigerj, grazie alle guide messe a disposizione dell’associazione “Oltremuseo”.
La conclusione della festa è stata affidata, come tradizione vuole, a un atto altamente simbolico: il rogo del fantoccio del Majo, atto rituale finalizzato alla fertilizzazione della terra e dunque a pronosticare un ottimo raccolto.

