Allarme frane a Chieti, la Commissione: «Qui una piccola Niscemi»

30 Gennaio 2026

La visita dei parlamentari: «Massimo impegno, tutti devono fare la loro parte»

CHIETI. Sulle pareti buie delle case ormai sfollate le crepe disegnano lunghe venature che dal soffitto scivolano verso un pavimento inclinato. Ad accogliere la Commissione d’inchiesta che ha coinvolto le forze parlamentari guidate dal presidente Pino Bicchielli e con il sindaco di Bucchianico Renzo Di Lizio, nella casa di via Piane, c’è soltanto il mobilio su cui riposa la polvere: qui sotto passa la nicchia di distacco di una frana che si estende per qualche chilometro, a 25 metri di profondità. È il punto di rottura di un movimento franoso che non può più lasciare indifferenti: «Il dissesto idrogeologico coinvolge oltre il 94% dei comuni italiani. Nel Paese oggi sono censite oltre 636mila frane. Lavoriamo», spiega Bicchielli, «per ottenere le migliori soluzioni legislative possibili a fronte del problema. I cittadini hanno diritto a pretendere risposte celeri ma c’è un tema culturale prima ancora che politico: la manutenzione riguarda tutti noi, è un fatto che attiene alla quotidianità». Non questa o quella legislatura contro cui puntare il dito ma la storia geologica di un territorio che oggi si fa sentire nei suoi effetti più spaventosi. «Per gli sfollati», prosegue il presidente della Commissione, «c’è la massima attenzione del Parlamento, bisogna però essere pronti a qualsiasi tipo di scelta, anche abbandonare quelle zone che non si dimostrano adatte a vivere». Sono parole che spostano immediatamente lo sguardo a Santa Maria, in quel quartiere alle porte del centro storico di Chieti dove due palazzine hanno già visto l’abbattimento e le altre due sono ormai il guscio vuoto che una volta ospitava la vita di centinaia di cittadini. La Commissione – con il vicepresidente Luciano D’Alfonso insieme ai segretari Antonino Iaria e Alice Buonguerrieri, all’ingegnere Nicola Sciarra, al sindaco Diego Ferrara e al presidente del Consiglio comunale Luigi Febo – scende percorrendo via Don Minzoni fino alla grande frana che guarda a valle: qui una volta sorgevano due palazzi, «con lesioni così importanti», spiega Sciarra, «da dover essere subito evacuati». In fondo, Sciarra indica un piccolo macchinario, un robot che come uno scandaglio scende per sessanta metri di profondità: «Questo robot», spiega, «ha registrato, in un mese e mezzo, spostamenti di un centimetro a 34 metri di profondità: è il segnale di un movimento franoso che dobbiamo monitorare con la massima attenzione». Un concentrato di sabbia e argilla che ricorda «una piccola Niscemi», immagine che risveglia la catastrofe siciliana davanti alle cui immagini, lo dice il sindaco Ferrara circondato dai palazzi di Santa Maria attraversati da crepe, «abbiamo tutti pensato a quanto potrebbe accadere qui a Chieti e questo è il motivo per cui già dal 2022 ho richiesto e ottenuto un colloquio con la protezione civile nazionale e regionale. C’è un protocollo con l’università per il monitoraggio della zona, ma con lo stato di emergenza sorto in questo quartiere le cose sono precipitate. Per fortuna gli incontri con il ministro Musumeci sono stati fruttuosi». Una previsione sui tempi, però, è impossibile: «Troppo presto per dirli, il nostro obiettivo è stare accanto ai cittadini che hanno dovuto sgomberare». «È un sopralluogo», spiega il deputato dem D’Alfonso, vicepresidente della Commissione, «che serve a prendere contezza della gravità della questione e a misurare l’adeguatezza degli strumenti di cui disponiamo. Monitoreremo quello che stanno facendo le figure incaricate quanto all’utilizzo delle risorse. Prima di tutto c’è l’emergenza e la questione delle sistemazioni, poi la ricerca di soluzioni abitative a tempo indeterminato, poi il ripristino dei luoghi affinché non rappresentino più un pericolo. Un luogo di questa fragilità, appesantito dalle attività umane, richiede una cultura della prevenzione e della mitigazione». Su tutta l’area operano oggi strumentazioni «per monitorare giornalmente», spiegano i membri della Commissione, «i cedimenti di tutta l’area, per dare sicurezza a chi qui ci abita ancora». Ma c’è chi, invece, per queste strade non ci abita più: «Dopo gli abbattimenti del 2022, è stato il tempo degli sgomberi nel 2024. C’è stato dato qualche mese per prendere le nostre cose e andare via, così tutto qui è diventato disabitato». Il Comitato Santa Maria chiede risposte rapide e certezze per gli abitanti del quartiere che dopo gli sgomberi si sono sparpagliati per le altre zone della città, sostenuti da un contributo autonomo di sistemazione «che varia sulla base del carico familiare», spiega il Comitato, «e che è stato esteso per altri due anni, ma che non risponde a tutte le difficoltà che oggi vivono i cittadini coinvolti negli sgomberi». Perché oltre la Commissione, oltre le istituzioni, sono proprio le voci degli abitanti del quartiere a raccontare una storia di paure e disagi. Una piccola cristalliera è tutto quello che ha portato con sé dalla vecchia abitazione pericolante uno degli anziani residenti dei palazzi sgomberati: «Siamo andati via in pochi mesi, trovando poi una casa già arredata. Le cose che avevamo qui, nella vecchia casa, le abbiamo buttate, altre le abbiamo regalate. Ora», racconta, «vivo a Tricalle, molto distante da qui. Per me è una tragedia, ma spero che le cose adesso si sistemino e mantengo fiducia».